La città ricorda i caduti della “Roma”

Il 9 settembre del 1943 la Regia corazzata affondò con 1400 marinai

PORTO TORRES. Millequattrocento uomini di mare dormono nei fondali del golfo dell’Asinara da 77 anni con le loro navi – la regia corrazzata Roma e i cacciatorpedinieri Da Noli e Vivaldi – sacrificati alla ferocia della Seconda guerra mondiale. Quel pomeriggio del 9 settembre del 1943 segnò purtroppo il loro destino in una manciata di minuti. Ieri mattina, davanti al monumento ai caduti della corazzata Roma, si è svolta la cerimonia di commemorazione dell'anniversario dell'affondamento. Un’iniziativa in modo raccolto per il contrasto all’epidemia di Coronavirus, che ha visto la partecipazione di un singolo rappresentante per le associazioni, delle forze dell'ordine e dell’amministrazione comunale.

Il sindaco Sean Wheeler ha deposto una corona di fiori ai piedi del monumento intitolato ai caduti e ha letto un breve discorso. «Fu uno degli ultimi atti di sangue prima dell’avvio di un lungo periodo di pace – ha detto –, prosperità e costante progresso di cui godiamo e di cui godono i nostri figli: Porto Torres e la Sardegna fanno parte di questa storia, anche in quest’anno così particolare per tutto il mondo».

Di quella tragedia del mare rimasero silenzi, ferite, speranze infrante, genitori senza pace, vedove, orfani, fidanzate e sogni spezzati. La corazzata Roma era una piccola città e la abitavano oltre duemila uomini di mare. Bastarono pochi minuti per devastare una grande e potente nave d’acciaio e solo pochi minuti per separare chi doveva vivere e chi doveva morire. Il mare fu severo e impietoso e si prese, quel giorno, due vite su tre.

«Citiamo una sola delle vittime – ha ricordato l’appassionato di storia Roberto Barbieri, dell’Anmi Alghero –, per tutti, ossia Francesco Altea, cannoniere imbarcato sulla regia nave Roma. Era sardo, nato a Valledoria, allora Comune di Sedini, e quel 9 settembre era il giorno del suo ventitreesimo compleanno: la guerra era finita e l’armistizio era stato letto per radio poche ore prima e la corazzata Roma sembrava invincibile al centro di una potente flotta di 23 navi da guerra, nel mare del golfo dell’Asinara».

Poi arrivarono agli aerei e tutto divenne fumo e vapore. Francesco Altea non poteva saperlo, ma proprio in quel momento stava nascendo, anche grazie a lui e a tutti gli altri marinai una nuova Italia. (g.m.)

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