Il grande business dell’allevamento a Saint-Louis
«Al di là del mare di questa meravigliosa Sardegna c’è la mia Africa, il mio Senegal, ma soprattutto ci sono mia moglie e i miei cinque figli, di cui uno disabile. È davvero arrivato il momento di...
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«Al di là del mare di questa meravigliosa Sardegna c’è la mia Africa, il mio Senegal, ma soprattutto ci sono mia moglie e i miei cinque figli, di cui uno disabile. È davvero arrivato il momento di tornare da loro, anche perché mia moglie ormai fatica a crescerli da sola. Però spero che questo non sia un addio, ma soltanto un arrivederci, perché mi piace pensare che un giorno potrò tornare ad abbracciarvi e sentire ancora una volta il profumo di quest’isola, Mi mancherete». Si conclude così il toccante volantino che Bouba Dieng, 54 anni, senegalese immigrato a Sassari da vent’anni, ha fatto stampare in centinaia di copie per ringraziare i cittadini sassaresi dell’accoglienza che gli hanno riservato in questo lungo periodo di soggiorno in città. Ora Bouba tornerà nella sua città, a Saint-Louis, un importante centro urbano del Senegal (in epoca coloniale fu la capitale dell’intera Africa occidentale francese) che sorge su un’isola alla foce fiume Senegal, a 250 chilometri da strada dalla capitale Dakar, con una popolazione di 171mila abitanti, che ne fanno la quinta città della repubblica africana. Lì, Bouba, avvierà un’attività di allevamento di polli, anche tenendo conto che proprio l’allevamento contribuisce al sostentamento del 30 per cento delle famiglie senegalesi ed è praticato in forma estensiva riguardando principalmente il pollame. Tanto che si in tutto il Paese si contano 44 milioni di capi.
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