Fosso della Noce, ok al progetto

Il Consiglio approva a tempo di record la pratica per i 5 milioni utili a mitigare il rischio idrogeologico

SASSARI. Il treno è da non perdere, e non è detto che ripassi un’altra volta: 5 milioni di euro per risolvere i problemi idrogeologici del Fosso della Noce. E bisogna salirci sopra esattamente oggi, perché la scadenza per ottenere quel finanziamento è esattamente il 15 settembre. Perciò il Consiglio comunale di ieri doveva essere quanto più svelto e pragmatico possibile nell’approvare la pratica, perché ogni tipo di melina e schermaglia politica sarebbe stata da kamikaze. Così mani alzate anche dall’opposizione, e via libera per la variazione del documento unico di programmazione 2020-2022, aggiornamento triennale delle opere pubblica, e inserimento degli interventi di messa in sicurezza idraulica della valle del Fosso della Noce. Un progetto buttato giù dagli uffici di Palazzo Ducale a tempo di record, perché il conto alla rovescia per loro è cominciato proprio a cavallo di ferragosto. Quindi dirigenti e funzionari in ferie, richiamati d’urgenza alle loro scrivanie per consegnare un progetto preliminare in due settimane. «Lo staff, utilizzando tutto il materiale a disposizione, è riuscito a fare un miracolo – dice il sindaco Campus – parteciperemo al bando con un progetto non dico immediatamente cantierabile, ma quasi. Quindi siamo molto ottimisti sulla possibilità di ottenere i finanziamenti per le opere».

Per lo sviluppo urbanistico di Sassari si tratta di uno strumento strategico: «Consideriamo che i vincoli totali previsti dal Piano assetto Idrogeologico – fa notare il sindaco – impedisce qualunque tipo di intervento. Basta dare un’occhiata alle carte, per rendersi conto che dall’Acquedotto fino a Tana di Lu Mazzoni, la città è completamente ingessata. Non si può fare niente». Quindi nessun progetto di recupero delle valli, così come previsto dal Puc. O ancora niente posteggio in elevazione al Fosso della Noce, che Campus caldeggia dal 2004 nella sua prima esperienza a Palazzo Ducale, e che è stato poi rimesso sul piatto anche dal suo predecessore Nicola Sanna, che aveva rilanciato: per risolvere il problema delle barriere fisiche di viale Trento e viale Trieste aveva proposto addirittura di sostituire i due terrapieni con due ponti. Attraversando, senza varchi, la valle impediscono infatti il deflusso dell’acqua, e in caso di «eccezionali eventi meteorici» (i modelli statistici ne prevedono uno ogni 50 anni) l’onda di piena sommergerebbe i palazzi costruiti sotto il livello della valle e allagherebbe una vasta area circostante. Un ostacolo che il progetto si propone di rimuovere con la realizzazione di tre canali chiusi a sezione rettangolare (con la tecnica dello spingitubo) da realizzare nell’attraversamento di via Fancello e nei due terrapieni di viale Trento e viale Trieste. Nei quali è previsto anche l’allargamento della sede stradale con la creazione di marciapiedi “panoramici” sulla vallata. Sempre dai terrapieni passerà la pista di servizio, che correrà in tutti i circa 1200 metri della vallata, con larghezze variabili tra 30 e 60 metri e un’estensione complessiva di circa 8 ettari, per le ispezioni e manutenzioni del canale e delle opere necessarie alla messa in sicurezza.

Si interverrà poi a monte, cercando di risolvere la pericolosità idraulica derivante da un corso d’acqua affluente del Rio San Giovanni che scorre nell’attigua valle dell’Eba Giara, in gran parte tombato, con l’apertura di un canale di deflusso che converge nelle infrastrutture presenti nella valle del Rosello.

Il finanziamento che il Comune di Sassari chiede al Ministero degli Interni, (350 milioni complessivi per il 2021 per la messa in sicurezza del territorio nazionale) servirà a rimuovere la classificazione di massimo rischio idraulico (Hi4) contenuta nel Pai, e a sbloccare così i progetti di riqualificazione delle valli.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes