Troppo in regola per stare in Italia La paradossale vicenda di Latifa

SASSARI. Troppo in regola per restare in Italia. In tempi in cui la magistratura indaga sul presunto aiutino dato a un ricco e famoso calciatore uruguaiano per passare l’esame di lingua necessario a...

SASSARI. Troppo in regola per restare in Italia. In tempi in cui la magistratura indaga sul presunto aiutino dato a un ricco e famoso calciatore uruguaiano per passare l’esame di lingua necessario a fargli fare una caterva di gol in Serie A, può comprensibilmente sembrare assurdo che lo stesso Stato ritenga giusto negare a persone con tutte le carte in regola almeno un permesso di soggiorno permanente. Eppure è quanto sta succedendo a due sassaresi di origine marocchina che tra non molto potrebbero essere costretti a lasciare il territorio nazionale pur essendo in possesso di ogni requisito richiesto dalla legge. Anzi, paradossalmente se mai dovessero andarsene da questo Paese sarà proprio per la loro estrema correttezza. Perché il problema è che non hanno mai lavorato in nero, altrimenti tra il luglio e l’agosto scorso avrebbero potuto usufruire della sanatoria finalizzata a far emergere molti extracomunitari dalla clandestinità.

Ma Latifa e suo marito Abdelkader, entrambi cinquantenni ed entrambi laureati in Lettere all’Università di Fes “Ben Abdellah” (università che nell’antica capitale imperiale fa il paio con l’ateneo al-Qarawiyyin, riconosciuto dall’Unesco come il più antico del mondo) sono residenti in città da tantissimo tempo e ci vorrebbero restare per sempre: qui infatti si sono perfettamente integrati, qui lavorano con un contratto regolarissimo che consente alla famiglia di vivere dignitosamente, qui vivono in un grazioso appartamento nel rione Cappuccini e soprattutto qui è nata e cresciuta la loro unica figlia, ora sedicenne e studentessa molto ambiziosa, che – lei sì – a maggio del 2022, ossia quando sarà maggiorenne, diventerà a tutti gli effetti una cittadina italiana.

Una bella occasione per festeggiare? Certo, se non fosse che proprio durante quel compleanno la mamma (cioè Latifa) perderà il diritto di vivere in Italia. Diritto che le viene riconosciuto ogni due anni dal Tribunale di Sassari per “assistenza a minore” e che – qui sta l’altra assurdità della vicenda – oltre a decadere quando la figlia compirà 18 anni non è convertibile in un normale permesso di soggiorno, che pure Latifa dovrebbe ottenere perché assolutamente in regola da tutti i punti di vista. «Negli uffici competenti – racconta amareggiata Latifa – mi hanno detto che io dovrei lasciare la famiglia per tornare in Marocco e attendere che, chissà quando, il governo autorizzi l’ingresso in Italia di nuovi flussi migratori. Ma questo non me lo si può chiedere, francamente. Non me la sento di staccarmi da mia figlia. Ho tre regolari contratti di lavoro, parlo fluentemente l’italiano, il francese e l’arabo e sono incensurata. Perché non dovrei restare?».

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