La Nuova Sardegna

Sassari

«Dore, medico dall’ego smisurato»

di Nadia Cossu
«Dore, medico dall’ego smisurato»

Processo Alzheimer, in aula parlano le parti civili: «Pazienti maltrattati e allontanati dai familiari»  

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SASSARI. Dal suicidio del 19enne Luca Scognamillo, che si era addirittura convinto di essere un potenziale serial killer, a quello fortunatamente solo tentato di una giovane donna (all’epoca ventenne) che, sicura di avere una istero-demenza che avrebbe potuto portarla alla morte, aveva deciso di farla finita imbottendosi di farmaci. E, ancora, il caso di un 52enne malato di Sla: dopo essersi rivolto alla clinica neurologica di Sassari dove gli fu comunicata l’infausta diagnosi, gli fu consigliato dalla dottoressa Marinella D’Onofrio di fare una visita «da un luminare, il dottor Giuseppe Dore». E quest’ultimo diede al paziente rassicurazioni: «Attueremo – le parole del medico sono state riportate ieri dal suo avvocato in udienza – una rigenerazione neuronale che porterà a un miglioramento e alla guarigione. Niente farmaci e non parli di questa terapia con altri medici». Ma le sue condizioni invece peggiorarono drammaticamente.

Sono alcune delle storie entrate nel processo che si sta celebrando a Sassari davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu (a latere Giuseppe Grotteria e Giulia Tronci) nei confronti del neurologo di Ittiri Giuseppe Dore (imputato principale), di altri tre suoi colleghi, e poi politici, ex vertici Asl e alcuni familiari di pazienti malati di Alzheimer che all’epoca si rivolsero a Dore. In tutto 21 imputati.

L’udienza di ieri è stata dedicata interamente alle parti civili, dopo quella di una settimana fa che si è conclusa con le richieste di condanna del procuratore Gianni Caria. Gli avvocati Alberto Sechi e Danilo Mattana (che assistono i genitori di Luca Scognamillo) hanno ripercorso i momenti salienti della vicenda personale di questo giovane nuotatore che si era rivolto al fisiatra Mario Piredda per un problema alla spalla. Da quel momento era cominciato il suo travaglio interiore, aveva conosciuto Dore che lo avrebbe convinto di essere «un narcisista presuntuoso». Quindi l’allontanamento dai genitori «perché – ha ricordato ieri l’avvocato Sechi – gli era stato detto che erano i suoi carcerieri». L’avvocato Mattana ha ricordato le parole del consulente, lo psichiatra Mastronardi, che a proposito degli incontri di Luca con i medici Piredda e Dore si era espresso in questi termini: «Come dare una bastonata a una persona già zoppa». Quel giovane aveva con il suo fisiatra – che avrebbe dovuto occuparsi della sua spalla e non della sua psiche – un rapporto fondato su «un terreno di peculiare labilità emozionale». Si era isolato Luca, soffriva, e una mattina aveva deciso di lanciarsi giù da un ponte. Per questa tragedia Dore, Piredda, la D’Onofrio e un altro medico, Massimo Lai, sono accusati di omicidio colposo.

In aula anche la discussione dell’avvocato Angelo Marras per il paziente malato di Sla, «che si era affidato completamente al neurologo di Ittiri. Era stato allontanato dai suoi affetti. Dopo un anno di “terapia” andò al San Raffaele e gli comunicarono il peggioramento, lui lo riferì a Dore che per tutta risposta lo cacciò via perché si era permesso di parlare con altri medici». E ancora gli avvocati Umberta Pusceddu e Fabrizio Pintus rispettivamente legali della giovane che tentò il suicidio – e che oggi è fortunatamente guarita dalla sua malattia, una fibromialgia e non una istero-demenza – e delle figlie di una paziente di Dore. «La mamma delle mie assistite era costretta a subire continue vessazioni fisiche e psicologiche, insulti, provocazioni – ha ricordato Pintus – a stare sveglia e senza mangiare nel nome di quella terapia». La prossima settimana la parola ai primi difensori.

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