«L’Ateneo sarà il grande motore del territorio»
di Roberto Sanna
Elezioni universitarie, ieri il primo confronto tra i candidati Ricerca, sostenibilità e offerta didattica i temi affrontati
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SASSARI. Il dado è tratto. Due ore e mezza di dibattito serrato in streaming hanno inaugurato la fase calda della campagna elettorale all’Università, che alla fine di novembre eleggerà il nuovo rettore per i prossimi sei anni. Gli incontri tra i singoli candidati e le varie componenti dell’Ateneo vanno avanti già da diverse settimane ma ieri per la prima volta tutti si sono confrontati sullo stesso tavolo virtuale: a presentarsi sono stati i cinque che già all’inizio dell’estate avevano ufficializzato la volontà di entrare in lizza per la successione a Massimo Carpinelli, ma il numero potrebbe cambiare perché il termine di scadenza per formalizzare la candidatura scade tra poco più di due settimane e in teoria c’è tempo ancora per un inserimento dell’ultimo istante o anche per eventuali ripensamenti.
Ipotesi, quest’ultima, che sembra poco plausibile perché Luca Deidda, Gian Paolo Demuro, Roberto Furesi, Plinio Innocenzi e Gavino Mariotti ieri si sono presentati agguerriti alla tavola rotonda organizzata dal Dipartimento di Architettura. Confronto intenso su diversi temi e, bisogna riconoscerlo, sempre all’insegna del fair play. Caratteristica, questa, che tutti hanno voluto sottolineare come una delle linee principali dei rispettivi programmi perché alla domanda conclusiva su quale sia la parte più negativa in questo momento nell’ateneo turritano tutti, in maniera esplicita o velata, hanno fatto riferimento al clima e ai rapporti interni. «Vorrei ricreare un senso di appartenenza alla nostra Università che mi sembra sopito, ho percepito un certo astio» ha detto Gavino Mariotti, mentre Plinio Innocenzi è stato ancora più diretto: «Non mi riconosco in un’Università che va avanti tra veleni e denunce, abbiamo oltrepassato la soglia di guardia». «Serve più serenità e soprattutto migliorare l’informazione a tutti i livelli, compreso quello interno» ha detto Roberto Furesi mentre Luca Deidda ha rimarcato che «in questo momento l’Ateneo è una collezione di organizzazioni ma bisogna migliorare molto sull’organizzazione complessiva e la trasparenza intesa anche come condivisione di linee e programmi». «Il precariato del personale è un problema – ha detto Demuro –; inoltre, un impegno per chi ricoprirà incarichi di responsabilità, a tutti i livelli, dovrà essere assolutamente quello di migliorare il dialogo».
Tanti i temi affrontati, dalla ricerca di base alla parità di genere, all’offerta didattica e alla sostenibilità. Temi che verranno sicuramente sviluppati nei prossimi incontri, mentre, e non poteva essere diversamente, tutti e cinque hanno voluto sottolineare il ruolo da protagonista che l’Ateneo dovrà ricoprire nel territorio. «Dovremo assumerci la responsabilità di rilanciare il territorio, col quale abbiamo un rapporto forte e radicato. Tenendo presente che dobbiamo valorizzare alcune zone come Gallura e Barigadu che possono darci tanto» ha detto Furesi; «servono sinergie istituzionali ma i confini geografici vanno intesi diversamente, noi non apparteniamo a Sassari, siamo solo ospiti, consideriamo anche Olbia, Alghero, Nuoro e Oristano» è stato il pensiero di Mariotti; «va ridisegnato il rapporto col contesto educativo regionale, ci sono molti doppioni e abbiamo un bassissimo rapporto tra scolarità e forza lavoro. L’ideale è rispondere alle vocazioni specifiche del territorio» ha detto Innocenzi; «bisogna capirci sulle accezioni che si hanno del territorio: io lo intendo come opportunità, un laboratorio dove crescere competenze e fare ricerca e progettazione» ha specificato Deidda; «dobbiamo essere il motore di sviluppo del territorio e nei nostri confronti ci sono aspettative di didattica e ricerca, più la terza missione che io intendo come attività imprenditoriali», ha chiuso Demuro.
Ipotesi, quest’ultima, che sembra poco plausibile perché Luca Deidda, Gian Paolo Demuro, Roberto Furesi, Plinio Innocenzi e Gavino Mariotti ieri si sono presentati agguerriti alla tavola rotonda organizzata dal Dipartimento di Architettura. Confronto intenso su diversi temi e, bisogna riconoscerlo, sempre all’insegna del fair play. Caratteristica, questa, che tutti hanno voluto sottolineare come una delle linee principali dei rispettivi programmi perché alla domanda conclusiva su quale sia la parte più negativa in questo momento nell’ateneo turritano tutti, in maniera esplicita o velata, hanno fatto riferimento al clima e ai rapporti interni. «Vorrei ricreare un senso di appartenenza alla nostra Università che mi sembra sopito, ho percepito un certo astio» ha detto Gavino Mariotti, mentre Plinio Innocenzi è stato ancora più diretto: «Non mi riconosco in un’Università che va avanti tra veleni e denunce, abbiamo oltrepassato la soglia di guardia». «Serve più serenità e soprattutto migliorare l’informazione a tutti i livelli, compreso quello interno» ha detto Roberto Furesi mentre Luca Deidda ha rimarcato che «in questo momento l’Ateneo è una collezione di organizzazioni ma bisogna migliorare molto sull’organizzazione complessiva e la trasparenza intesa anche come condivisione di linee e programmi». «Il precariato del personale è un problema – ha detto Demuro –; inoltre, un impegno per chi ricoprirà incarichi di responsabilità, a tutti i livelli, dovrà essere assolutamente quello di migliorare il dialogo».
Tanti i temi affrontati, dalla ricerca di base alla parità di genere, all’offerta didattica e alla sostenibilità. Temi che verranno sicuramente sviluppati nei prossimi incontri, mentre, e non poteva essere diversamente, tutti e cinque hanno voluto sottolineare il ruolo da protagonista che l’Ateneo dovrà ricoprire nel territorio. «Dovremo assumerci la responsabilità di rilanciare il territorio, col quale abbiamo un rapporto forte e radicato. Tenendo presente che dobbiamo valorizzare alcune zone come Gallura e Barigadu che possono darci tanto» ha detto Furesi; «servono sinergie istituzionali ma i confini geografici vanno intesi diversamente, noi non apparteniamo a Sassari, siamo solo ospiti, consideriamo anche Olbia, Alghero, Nuoro e Oristano» è stato il pensiero di Mariotti; «va ridisegnato il rapporto col contesto educativo regionale, ci sono molti doppioni e abbiamo un bassissimo rapporto tra scolarità e forza lavoro. L’ideale è rispondere alle vocazioni specifiche del territorio» ha detto Innocenzi; «bisogna capirci sulle accezioni che si hanno del territorio: io lo intendo come opportunità, un laboratorio dove crescere competenze e fare ricerca e progettazione» ha specificato Deidda; «dobbiamo essere il motore di sviluppo del territorio e nei nostri confronti ci sono aspettative di didattica e ricerca, più la terza missione che io intendo come attività imprenditoriali», ha chiuso Demuro.
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