Rubava in spiaggia: condannato

Il 51enne di Sorso bloccato a luglio da un giovane del Gambia sconterà due anni e quattro mesi

SASSARI. Dopo il furto sotto l’ombrellone aveva avuto la sfortuna di imbattersi in Yaya, un ragazzone del Gambia che aveva visto la scena da pochi metri e si era lanciato all’inseguimento sulla spiaggia della Rotonda.

Per Franco Dedola, 51enne di Sorso, poco dopo erano scattate le manette. Yaya, 24 anni e un metro e novanta di muscoli, ospite del centro di accoglienza temporanea di Platamona, lo aveva infatti consegnato agli agenti della polizia locale. La reazione e il tentativo di fuga erano costati a Dedola l’11 luglio scorso l’accusa di rapina impropria.

Qualche giorno fa l’uomo, difeso dall’avvocato Gabriella Pinna Nossai, è stato condannato dal giudice Elena Meloni a due anni e quattro mesi di reclusione.

Davanti al giudice durante l’udienza di convalida Franco Dedola aveva provato a difendersi. «Quel portafoglio l’ho trovato – aveva detto l’uomo in aula – e non capivo cosa volesse da me quel ragazzo che non parlava bene l’italiano. Pensavo volesse portarmi via quello che avevo in mano ed è per quel motivo che ho provato a reagire».

E proprio la sua reazione aveva aggravato la sua posizione davanti alla legge, trasformando l’accusa da furto aggravato a rapina impropria. Fondamentale, come era stato confermato anche in aula, era stato il gesto di altruismo del giovane ospite del centro di accoglienza temporanea di Platamona. Appostato nel tratto di spiaggia alla destra della Rotonda – secondo quanto ricostruito dagli agenti della polizia locale in servizio sulle spiagge – il 51enne era entrato in azione quando una coppia era entrata in acqua per fare il bagno e come un fulmine si era avvicinato a una borsa dalla quale aveva estratto un portafogli.

A rovinargli la festa era stato proprio Yaya che aveva assistito alla scena. Quando aveva visto l’uomo scappare con il portafogli in mano, in un primo momento aveva cercato di richiamare a gesti l’attenzione della coppia in acqua, poi aveva deciso di intervenire, raggiungendo il 51enne davanti alla Rotonda e bloccandolo fino all’arrivo della polizia locale.

«Mentre lo rincorrevo lui gridava: non ho fatto niente – aveva raccontato Yaya il giorno successivo – cosa vuoi? E io: hai rubato i portafogli, fermati». La fuga era dura giusto trenta metri, dopodiché il ladro aveva capito che contro lo sprint di un ventiquattrenne c’era poco da insistere e aveva deciso di affrontarlo. «Mi ha afferrato per la maglietta all’altezza del petto, mi ha detto: vattene, io non ho rubato nulla. E io: apri lo zainetto, ti ho visto. Lui stringeva la presa e allora gli ho piantato l’avambraccio contro il suo collo, e l’ho spinto con forza contro un’auto. Ha provato a divincolarsi, ma non è riuscito a muovere un dito». Subito dopo erano scattate le manette e Yaya si era conquistato un invito dal sindaco a Palazzo Ducale.

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