Anziana truffata, radiologo a giudizio

Professionista algherese di 64 anni accusato di aver circuito una facoltosa 83enne

SASSARI. Avrebbe abusato dello stato di infermità psichica di una facoltosa ottantatreenne per impossessarsi dei suoi soldi. In totale circa quarantamila euro. Ed è proprio con l’accusa di circonvenzione di incapace che il giudice Carmela Rita Serra, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Angelo Beccu, ha rinviato a giudizio il radiologo algherese Gianni Maria Penduzzu, di 64 anni.

Il reato sarebbe stato commesso non durante l’esercizio della sua professione ma nell’ambito di una frequentazione che i due avevano. La signora però, 30 anni più grande dell’imputato, proprietaria di ville a Porto Cervo, Cagliari e Alghero, era «affetta da disturbo neuro cognitivo e degenerativo». Una patologia che «comprometteva le autonomie nelle attività personali e strumentali di vita quotidiana» scriveva il consulente tecnico Rossella Cherchi. Per la Procura il medico avrebbe approfittato della condizione clinica dell’anziana «frequentando la sua abitazione a titolo di amicizia e facendosi rilasciare otto assegni per un ammontare complessivo di 38mila euro».

L’uomo l’anno scorso era stato denunciato dalla guardia di finanza al termine di un’attività investigativa condotta dal nucleo mobile della compagnia di Alghero. A far entrare in azione le fiamme gialle era stato il figlio 45enne dell’anziana che si è in seguito rivolto all’avvocato Pier Giovanni Arru, lo stesso che li sta tutelando anche nella fase giudiziaria. Era rimasto stupito nel notare gli strani movimenti di denaro dal conto corrente bancario della madre. A farlo insospettire erano stati in particolare degli assegni in uscita disposti a favore di un uomo di cui lui non sapeva nulla, poi risultato un conoscente stretto dell’83enne: il radiologo, appunto. Il figlio dell’anziana, allarmato, ha bloccato tutto e ha contattato il medico per chiedergli spiegazioni, ma senza ottenere risposte soddisfacenti sui motivi che potessero giustificare le transazioni. E così era andato dalla Finanza. Ora il medico, difeso dagli avvocati Pietro Diaz e Giovanni Antonio Manca, dovrà affrontare un processo.



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