Nord Sardegna in piazza per rilanciare lo sviluppo

Presidio davanti ai cancelli dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres A Sassari Cgil, Cisl e Uil hanno consegnato alla Prefetta una lettera per Conte 

SASSARI. Bandiere, striscioni e mascherina. Presidio a Porto Torres, davanti ai cancelli di una fabbrica ormai sonnolenta e che invece potrebbe rappresentare l’elemento di svolta nello scacchiere dello sviluppo della Sardegna se solo il piano di riconversione marciasse spedito invece di restare relegato in ultima fila. E poi il sit-in in piazza d’Italia a Sassari per consegnare nelle mani della prefetta Maria Luisa D’Alessandro il documento con le richieste del territorio da fare pervenire al presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Sciopero vero dei lavoratori dell’Industria, per tutta la giornata. Uno dei passaggi cruciali di una vertenza che sembrava dimenticata da tutti e riaperta solo per “questioni d’ufficio” con slogan che sono diventati vecchi. Le tematiche industriali sono concentrate nella provincia di Sassari e sono entrate spesso nel dibattito politico regionale e nazionale. Ma con scarsi risultati. E Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di rilanciare - ora o mai più - con una azione che mette insieme tutte le forze rimaste. Nel territorio c’è quel che resta di uno dei più grandi stabilimenti petrolchimici del Mediterraneo, da circa 10 anni oggetto di una sofferta riconversione industriale. E poi una centrale elettrica a carbone fondamentale per la tenuta in sicurezza della rete sarda. Qui si ritrova anche l’Area di crisi complessa di Porto Torres e Sassari, la zona industriale di San Marco, Alghero, sede di importanti iniziative artigianali e industriali che rappresentano eccellenze in Italia (basterebbe solo citare Nobento e Carboline). E i temi della riconversione in chiave green delle produzioni chimiche, la decarbonizzazione delle produzioni elettriche, lo sviluppo della manifattura e di produzioni innovative «necessitano di scelte politiche coraggiose e convinte, capaci di calarsi nei contesti territoriali».

Il documento. Cgil, Cisl e Uil della provincia di Sassari, hanno formalizzato nel documento inviato con la mediazione della prefetta D’Alessandro, la richiesta al premier Conte perchè si adoperi, unitamente ai ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, per superare gli ostacoli ancora oggi presenti.

Chimica Verde. É la vera questione. La riconversione parte con la sottoscrizione del Protocollo del 26 maggio del 2011. L’avvio era stato promettente con la costruzione di 2 dei 7 impianti previsti. Poi Versalis e Novamont attori della joint venture di Matrìca sono entrati in un conflitto che ha bloccato tutto. «Chiediamo una riunione alla Presidenza del consiglio con i sottoscrittori del Protocollo del 2011 – affermano i sindacati – e un intervento del Governo nei confronti dell’Eni e di Novamont, per superare il conflitto intra–aziendale, che allo stato appare solo un pretesto per non fare». La conclusione è elementare: «Porto Torres deve vedere riconosciuto il ruolo previsto nel Protocollo e diventare sede di sviluppo di quella economia green e circolare sulla quale si basa il rilancio dell’Italia e dell’Europa».

Decarbonizzazione. La centrale termoelettrica di Fiume Santo rappresenta un’infrastruttura indispensabile per la tenuta in sicurezza della rete elettrica sarda, produce in regime di Must-Run secondo un contratto con Terna che scade nel 2024. Le incertezze sull’approvvigionamento del metano, sulla realizzazione del Tyrrenian Link Sicilia–Sardegna, impediscono lo sviluppo di una strategia di lungo periodo, capace di dare certezze. La richiesta dei sindacati è quella di «convincere il ministero dello Sviluppo Economico a riveda le sue posizioni sulla realizzazione della dorsale del metano in Sardegna e che nel complesso sia rivista la logica con il quale è stata realizzato lo studio di Rse sull’approvvigionamento energetico della Regione Sardegna, superando l’inappropriato vincolo temporale dei 20 anni. Siamo convinti che la dorsale sia un’infrastruttura indispensabile non solo per garantire la decarbonizzazione del settore elettrico, ma anche per lo sviluppo di settori industriali che oggi, per ragioni di costo energetico, non si sono sviluppati».

Area di crisi complessa. L’obiettivo è quello di «dare immediata attuazione all’Accordo di Programma, in modo che le risorse individuate siano immediatamente rese disponibili».

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