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Sassari

«Padre e marito violento»: in aula a Sassari testimonianze choc

Nadia Cossu
«Padre e marito violento»: in aula a Sassari testimonianze choc

Un 27enne accusato di maltrattamenti: botte alla moglie e alle due figlie piccole. Le amiche della vittima: «Le aveva augurato che le tornasse il tumore alla testa»

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SASSARI. «Lui era molto autoritario, non giocava mai con le bambine e quando si arrabbiava con loro le picchiava mettendole a testa in giù. Rivolgeva insulti alla moglie, una volta le disse che sperava che le tornasse il tumore alla testa. Le diceva anche che era una sgorbia e che quello che cucinava faceva schifo...».

Sono solo alcune delle frasi riferite ieri mattina in aula dai testimoni citati dal pubblico ministero nel processo a carico di un 27enne originario di Ozieri chiamato a rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia davanti al giudice Mauro Pusceddu.

Un rapporto molto conflittuale fatto di minacce e aggressioni che l’imputato avrebbe rivolto alla propria moglie e alle figlie piccole avute con lei. «In più occasioni – scriveva il pm – la ingiuriava e la umiliava con espressioni quali: “sgorbia, mezza gamba, sei una mer.., una put....”». E minacce di questo tenore: «Ti alzo a calci in c..., vattene o ti faccio vedere chi sono, tanto ti riviene il tumore». E poi le aggressioni fisiche: schiaffi, testate, pugni e calci.

Ieri il fratello della presunta vittima e due amiche alle quali era capitato di trascorrere alcuni giorni a casa della coppia hanno confermato le accuse a carico del 27enne. «Una volta, poco prima di Capodanno, andai da loro a Ozieri, la bambina più piccola era silenziosa, sembrava scossa, poi la più grande ci ha detto che il papà aveva picchiato la mamma ma lei invece aveva detto che lui stava giocando, che non era una violenza vera e propria». La giovane moglie, quindi, negava le botte. Nonostante quei lividi nelle braccia e nelle caviglie: «Mi disse che era caduta» ha raccontato ieri un’amica in aula.

Fino a quando non lasciò la casa “coniugale” di Ozieri e tornò a vivere a Sassari. «Solo allora – ha aggiunto la testimone – mi confidò che lui spesso picchiava lei e le bambine. Le diceva che era una handicappata e che le doveva ritornare il tumore alla testa». Un’altra amica ha riferito di aver assistito un giorno a una lite tra i due: «Ricordo che si avvicinava molto al suo volto con un atteggiamento davvero minaccioso. Lei gli chiedeva il permesso anche per entrare in bagno a lavarsi. Lui era sempre nervoso quando le bambine giocavano e una volta l’ho visto picchiarle nel sedere dopo averle messe a testa in giù. Davanti a noi, inoltre, le aveva detto che quello che preparava da mangiare faceva schifo».

Mamma e bambine si sono costituite parti civili con l’avvocato Pierluigi Olivieri mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Maria Antonietta Bacciu. Il processo è stato aggiornato per sentire nuovi testimoni.

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