Delitto di Zdenka, via al processo

Douglas Fadda è accusato di omicidio e di tortura per aver ucciso la compagna davanti alle sue 2 figlie

SASSARI. Rigettate tutte le eccezioni presentate dall’avvocato difensore Lorenzo Galisai – che ieri ha riformulato davanti alla corte d’assise la richiesta di rito abbreviato per il suo assistito Francesco Baingio Douglas Fadda, assente in aula – e ammessa la costituzione delle parti civili (madre e figlie della vittima Zdenka Krejcikova), è toccato al pubblico ministero Paolo Piras in apertura di dibattimento ripercorrere i fatti e chiedere quindi l’ammissione delle prove.

E i fatti sono quelli accaduti il 15 febbraio dell’anno scorso in un bar di Sorso quando la 40enne originaria della Repubblica ceca, madre di due gemelle di undici anni, è stata accoltellata e uccisa dal suo compagno. Al delitto avevano assistito le due bambine, poi l’imputato si era messo in fuga durante la notte con le piccole in auto prima di essere arrestato dai carabinieri alle prime ore del mattino.

L’accusa ha parlato di «tre fasi», i momenti salienti: «La commissione dell’omicidio alle 20 del 15 febbraio e, subito dopo, il trasferimento della vittima e delle sue figlie da un’altra parte (a Ossi nel caso specifico dove Zdenka viene abbandonata in fin di vita a casa di un conoscente ndc). Infine, la resistenza dell’imputato all’arresto».

«Fadda – ha ricordato Piras – si serve di un coltello che poi abbandona nel luogo del delitto. Da quel momento impugna idealmente una falce e si abbatte su un campo fiorito, cioè su una madre e sulle sue due figlie...». Una metafora che il pubblico ministero utilizza per evidenziare la particolare atrocità dell’omicidio: «Accoltella la donna e la porta via agonizzante, privandola del soccorso che l’avrebbe strappata alla morte. E a tutto questo assistono le bambine che hanno riportato un trauma complesso con choc emotivo». Da qui nasce la contestazione, oltre a quella di omicidio volontario aggravato, del reato di tortura. E poi a seguire il sequestro di persona e la resistenza al pubblico ufficiale.

Il pm ha depositato la lista dei testimoni e ha chiesto l’acquisizione del verbale d’udienza nel processo per maltrattamenti (sempre nei confronti di Zdenka) all’esito del quale, lo scorso luglio, Douglas Fadda è stato condannato a quattro anni di carcere. «Maltrattamenti culminati nell’omicidio – ha sottolineato Piras – Lei parlò in quel processo, ritirò la denuncia il giorno di San Valentino quando in udienza perdonò l’uomo che l’indomani l’ha uccisa».

Il pubblico ministero ha tenuto anche a precisare che il suo obiettivo è quello di valutare ogni elemento del processo ripercorrendo ogni aspetto della relazione tra la vittima e il suo carnefice e le «dinamiche di odio e amore» che l’hanno contraddistinta. Ha poi chiesto «la visione del coltello con cui è stato commesso l’omicidio e l’esame dell’imputato».

Alle richieste della Procura si sono associati gli avvocati di parte civile Pietro Diaz e Teresa Pes che assistono la madre di Zdenka Krejcikova e le gemelle. I legali hanno inoltre preannunciato la citazione di due testimoni che racconteranno nel dettaglio come era il rapporto tra la donna e l’imputato.

L’avvocato Lorenzo Galisai, che difende Fadda, ha chiesto alla corte d’assise presieduta dal giudice Massimo Zaniboni (a latere Giuseppe Grotteria) che venga predisposta una perizia sui cellulari della coppia «perché dall’esame dei messaggi, delle foto e dei video si possa avere una visione a 360 gradi del tipo di relazione che i due avevano». La corte si è riservata su questa richiesta e ha rinviato a dicembre per sentire i primi dieci testi dell’accusa.

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