La Nuova Sardegna

Sassari

Veleni in Psichiatria, sei assolti

di Nadia Cossu
Veleni in Psichiatria, sei assolti

Per tutti gli imputati (tra cui Giancarlo Nivoli) cade l’abuso d’ufficio. Due a processo per falso

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SASSARI. La recente riforma contenuta nel “Decreto semplificazioni” che lo scorso luglio ha di fatto ridimensionato il ventaglio di condotte configurabili nel reato di abuso d’ufficio, ha fatto uscire di scena dal processo che si sta celebrando a Sassari davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu, alcuni vertici della Psichiatria sassarese accusati di aver esercitato il loro potere per bloccare l’arrivo al traguardo di una allieva “sgradita”: Jasna Coiana. Quella di ieri è la prima sentenza di assoluzione per gli imputati di questo reato dopo la modifica di luglio.

L’inchiesta della Procura di Sassari era scattata nel 2015 in seguito alla denuncia della specializzanda Coiana e aveva avuto l’effetto di un terremoto negli ambienti universitari. Una scossa potente che aveva investito la psichiatria sassarese fino a raggiungere il suo vertice accademico: la Clinica psichiatrica con annessa scuola di specializzazione. A finire nel corposo fascicolo della Procura (ben 2100 pagine) la presunta gestione “parafamiliare” della scuola che aveva portato all’iscrizione di nomi illustri nel registro degli indagati: Liliana Lorettu, direttrice, Giancarlo Nivoli, che ricopriva lo stesso incarico fino al 2011 e anche quello di direttore della clinica di San Camillo, la moglie di quest’ultimo Noemi Sanna, docente della scuola e ricercatrice, la loro figlia Alessandra Nivoli, anche lei docente e all’epoca ricercatrice, e un altro collega, Paolo Milia. Imputato anche Donato Posadinu, direttore del Servizio di psichiatria, diagnosi e cura dell’ospedale civile di Sassari. Tutti accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, falso materiale e ideologico, esercizio abusivo della professione, soppressione, distruzione e occultamento di atti.

Ieri mattina all’apertura del processo con il nuovo collegio giudicante è arrivata l’assoluzione per tutti gli imputati accusati del solo abuso d’ufficio. Rimangono quindi nel processo soltanto la Lorettu (difesa dall’avvocato Speranza Benenati) e Donato Posadinu (assistito da Stefano Porcu), che devono rispondere di falso in atto pubblico.

Tutti gli altri – Giancarlo Nivoli, Noemi Sanna e Alessandra Nivoli, difesi dall’avvocato Giuseppe Conti, e Paolo Milia, assistito da Edoardo Morette e Nanni Campus – sono stati assolti dall’abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste.

Le imputazioni, in particolare, si articolavano nell’avere, in concorso tra loro, «imposto ai medici specializzandi di visitare in totale autonomia (vale a dire in assenza dei tutor e degli strutturati) i pazienti della clinica psichiatrica di San Camillo, sia al momento dell’ingresso in clinica, sia che si trovassero già in cura presso la struttura, nonché di prescrivere psicofarmaci agli utenti e relativi dosaggi, così da far svolgere a questi ultimi, in loro sostituzione, parte delle mansioni per le quali percepivano la retribuzione».

Altra condotta ritenuta di rilievo penale era quella di «richiedere agli studenti specializzandi di compiere mansioni materiali per l’organizzazione e lo svolgimento dell’annuale congresso di psichiatria patrocinato dalla Società italiana di Psichiatria forense (in particolare, accreditamento dei partecipanti, organizzazione dei transfert, prenotazione dei voli, fatturazione, etc.) e di trascrivere perizie private per conto del Nivoli e della Lorettu. Con il conseguente sfruttamento di energie lavorative e intellettuali degli studenti per fini privatistici e personalistici».

In entrambi i casi, secondo l’ipotesi formulata dal pm, le norme violate erano costituite dall’articolo 97 della Costituzione (imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione), norma di carattere generale superata appunto dalla riforma di luglio. Da qui l’assoluzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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