Ares e sindacati, obiettivi comuni
di Paoletta Farina
Primo confronto tra il commissario Temussi, l’Aou, Cgil, Cisl e Uil Fp sulla gestione dell’emergenza
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Primo confronto, ieri mattina, nel segno della collaborazione, tra il neo commissario dell’Ares, Massimo Temussi e i vertici dell’Aou, e i sindacati Cgil, Cisl e Ul della Funzione pubblica sul piano di maxi emergenza (Peimef) per la prevenzione e il contrasto alla pandemia di coronavirus. Un incontro, rigorosamente in videoconferenza, che ha affrontato e sviluppato tutti i temi già portati dai confederali al tavolo della prefetta Maria Luisa D’Alessandro. In seguito al caos nato negli ospedali e nelle strutture sanitarie territoriali del Nord Sardegna, con la seconda ondata di contagi che segna una media di 24 ricoveri giornalieri.
Temussi con il direttore sanitario dell’Ares Giorgio Carboni, il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliero universitaria Antonio Lorenzo Spano e le organizzazioni sindacali hanno un obiettivo comune: quello, cioè, di un cambio di passo che preveda una strategia e una nuova organizzazione e consenta di non essere travolti dall’emergenza che si fa ogni giorno più acuta. Infatti il Sassarese conta, da quando il virus ha ricominciato a diffondersi, il più alto numero di contagiati nell’isola.
Sono state quindi proposte da entrambe le parti una serie di priorità, con i sindacati che hanno rafforzato le richieste già avanzate durante la convocazione in Prefettura. Tema principale l’assunzione straordinaria di personale che proprio ieri Temussi ha annunciato con il reclutamento di 777 medici in tutta l’isola.
Altro tema caldo quello del Pronto soccorso del Santissima Annunziata che si è ritrovato a dover fronteggiare un enorme flusso di pazienti e per cui sono allo studio soluzioni che ne possano potenziare in sicurezza l’attività. In generale però, si è parlato di una nuova gestione logistica di tutti i reparti, per separare i pazienti Covid dagli altri malati. Su questo fronte l’Aou sta lavorando perché l’ala sud dell’ospedale civile possa essere riconvertita progressivamente in ala Covid. All’esame anche la sicurezza del personale sanitario che deve essere messo in condizioni di poter lavorare senza rischiare il contagio.
Ma siccome non ci sono solo gli ammalati di Coronavirus, occorre continuare a dare un’assistenza di livello anche agli altri pazienti, che a causa dell’emergenza si vedono costretti a rinunciare alle cure primarie.
E infine l’integrazione tra ospedale e territorio, senza la quale il primo rischia di essere l’unico punto di arrivo per tutte le patologie mentre in altre strutture l’assistenza potrebbe essere ugualmente garantita. Dai sindacati, inoltre, sono arrivate critiche al Mater Olbia che non mette a disposizione, a loro avviso, letti e personale a sufficienza.
Temussi con il direttore sanitario dell’Ares Giorgio Carboni, il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliero universitaria Antonio Lorenzo Spano e le organizzazioni sindacali hanno un obiettivo comune: quello, cioè, di un cambio di passo che preveda una strategia e una nuova organizzazione e consenta di non essere travolti dall’emergenza che si fa ogni giorno più acuta. Infatti il Sassarese conta, da quando il virus ha ricominciato a diffondersi, il più alto numero di contagiati nell’isola.
Sono state quindi proposte da entrambe le parti una serie di priorità, con i sindacati che hanno rafforzato le richieste già avanzate durante la convocazione in Prefettura. Tema principale l’assunzione straordinaria di personale che proprio ieri Temussi ha annunciato con il reclutamento di 777 medici in tutta l’isola.
Altro tema caldo quello del Pronto soccorso del Santissima Annunziata che si è ritrovato a dover fronteggiare un enorme flusso di pazienti e per cui sono allo studio soluzioni che ne possano potenziare in sicurezza l’attività. In generale però, si è parlato di una nuova gestione logistica di tutti i reparti, per separare i pazienti Covid dagli altri malati. Su questo fronte l’Aou sta lavorando perché l’ala sud dell’ospedale civile possa essere riconvertita progressivamente in ala Covid. All’esame anche la sicurezza del personale sanitario che deve essere messo in condizioni di poter lavorare senza rischiare il contagio.
Ma siccome non ci sono solo gli ammalati di Coronavirus, occorre continuare a dare un’assistenza di livello anche agli altri pazienti, che a causa dell’emergenza si vedono costretti a rinunciare alle cure primarie.
E infine l’integrazione tra ospedale e territorio, senza la quale il primo rischia di essere l’unico punto di arrivo per tutte le patologie mentre in altre strutture l’assistenza potrebbe essere ugualmente garantita. Dai sindacati, inoltre, sono arrivate critiche al Mater Olbia che non mette a disposizione, a loro avviso, letti e personale a sufficienza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
