Sassari, la merceria “Priulla” chiude dopo 120 anni

In vendita il negozio di via Costa dove sono passate generazioni di clienti e scolari. Le sorelle Canu lasciano: «Speriamo che qualcuno raccolga il nostro testimone»

SASSARI. Entrarci è un ritorno al passato. Che ti riporta a quando eri bambino e da “Priulla” acquistavi un quaderno o una matita prima di andare in classe. Respiri l’odore del legno degli scaffali, perché i vecchi legni conservano un profumo che gli anni non riescono a cancellare. E poi quell’affastellarsi di merce, tra abiti, rocchetti di filo e cancelleria, da antico emporio. Mentre con un sorriso gentile e modi garbati le signorine Luigia e Teresa Canu ti chiedono in cosa possono esserti utili.

Non sarà ancora per molto tempo. La merceria Priulla di Canu, in via Enrico Costa, davanti alla chiesa e alla scuola di San Giuseppe, festeggia 120 anni di onorato servizio alla clientela e soprattutto a generazioni di scolari, ma viene messa in vendita e chiuderà i battenti se nessuno l’acquisterà. «Dopo 38 anni dietro il banco, tenendo aperto sin dalle 8 del mattino, abbiamo deciso che era tempo di lasciare un lavoro che ci ha dato tante gioie ma ci ha costretto anche a tanti sacrifici», dicono le due proprietarie. Nella merceria è già iniziata una svendita e non appena scaffali e magazzino si saranno svuotati, Luigia e Teresa, entrambe 77enni («Siamo nate nello stesso anno, abbiamo dieci mesi di età di differenza, siamo quasi gemelle») potranno godersi il riposo e concedersi, sperano, quei viaggi che desiderano e ai quali hanno dovuto molte volte rinunciare.

«Nel 1982 abbiamo rilevato il negozio fondato nei primi anni del Novecento da Maria Castiglia in Priulla: oltre a cartoleria e merceria si vendevano anche profumi e giornali. Alla sua morte, la sorella Domenichina continuò a tenere aperto senza cambiarne il nome – raccontano le sorelle –. E anche noi abbiamo fatto lo stesso perché volevamo garantire la continuità di un’attività che è tra le più antiche di Sassari». Chi non ricorda, tra gli alunni delle elementari che hanno frequentato la scuola di San Giuseppe fino agli anni Settanta, Domenichina e la commessa e braccio destro Rita Carta? A volte erano un po’ burbere, ma hanno sempre rappresentato una ciambella di salvataggio per chi dimenticava a casa la penna o la gomma per cancellare e potevano acquistarli prima di entrare in classe. Per quegli scolari distratti i bidelli erano sempre pronti ad attraversare la via e rivolgersi da “Priulla”.

Il tempo per certi versi si è fermato nel negozio «Abbiamo lasciato immutati i mobili, persino la scala per accedere alle scaffalature più alte è rimasta la stessa– proseguono le commercianti –. Non volevamo che un cambiamento anche negli arredi potesse allontanare la clientela». Una scelta che le ha ripagate. I clienti non sono mai mancati, soprattutto per la qualità dell’offerta e il vasto assortimento. Ne sono passati tanti, in via Enrico Costa. Dai presidente della Repubblica Antonio Segni e Francesco Cossiga a monsignor Giovanni Masia, il parroco della chiesa di San Giuseppe e sacerdote di Capi di Stato e politici.

«Quando abbiamo raccolto l’eredità di Priulla – concludono le sorelle –. è stata una scommessa. Nostro padre Pietro, commerciante all’ingrosso di frutta e verdura, ci aveva sconsigliato. Ora ci auguriamo che altri facciano la nostra stessa scommessa. Noi abbiamo avuto tante soddisfazioni»

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