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cronaca

Suicida in cella, assolto il medico

Massimo D’Agostino era a giudizio per omicidio colposo e falso. Il pm aveva chiesto 20 mesi


06 novembre 2020 di Nadia Cossu


SASSARI. «Il mio primo pensiero va a quel ragazzo, è lui la vera vittima e mi dispiace moltissimo per quello che gli è accaduto. Io sono sempre stato convinto di aver fatto al meglio il mio lavoro, per questo la sentenza di ieri, e la formula con la quale è stata emessa, non può che rendermi felice». Sono le prime parole di Massimo D’Agostino, all’epoca dei fatti medico nel carcere di Bancali (nel 2018 si è autosospeso dal servizio) e oggi sindaco di Bonorva, dopo la sentenza di assoluzione emessa ieri nei suoi confronti dal giudice Mauro Pusceddu. Il pubblico ministero Paolo Piras in mattinata aveva chiesto la condanna a un anno e otto mesi.

“Il fatto non sussiste”. È questa la formula che in primo grado ha cancellato le accuse di omicidio colposo e falso ideologico contro D’Agostino, ritenuto responsabile dal sostituto procuratore di Sassari di non aver agito correttamente in qualità di medico per evitare il suicidio di Giovanni Cherchi, un detenuto 43enne originario di Orune ma residente da tempo a Olbia.

Il reato di falso era stato contestato in un secondo momento, in seguito all’esame dell’imputato. Per il pm, D’Agostino avrebbe omesso di compilare la scheda di ingresso del detenuto, nella quale avrebbe indicato solo il nome e il cognome del paziente ma non data, orario, anamnesi, terapia da somministrare. Informazioni che, come avevano poi spiegato i legali della difesa Gian Marco Mura e Gianluigi Poddighe, erano però incluse nella cartella clinica con l’anamnesi riportata proprio il giorno in cui il detenuto è entrato nel carcere di Sassari, il 23 maggio del 2017.

E bisogna tornare proprio a quella data per ricostruire la vicenda che ha portato il medico di Bancali davanti a un giudice. Per la Procura, D’Agostino fece una visita che non tenne conto delle condizioni di Cherchi, che arrivava dal carcere di Tempio con un carico di problemi psicofisici che «avrebbero dovuto far accendere un campanello d’allarme». L’accusa ha sostenuto che ci fu una sospensione improvvisa della terapia di benzodiazepina (un farmaco prescritto per stati gravi di ansia, insonnia e agitazione) e che non fu fatta un’indagine sullo stato psichico dell’uomo. Un giorno e mezzo dopo il trasferimento a Bancali il detenuto si tolse la vita, impiccandosi dentro la cella.

Il medico durante l’esame in aula aveva spiegato di aver visitato il paziente al suo arrivo a Sassari e di aver confermato la terapia precedente. Ha anche aggiunto di aver compilato il diario medico correttamente. Diario dove, secondo i legali di parte civile (gli avvocati Danilo Mattana, Nicola Satta e Francesco Lai) non sarebbe stata inserita la somministrazione della terapia. L’imputato a questo proposito aveva dichiarato che i farmaci venivano segnati nella “scheda terapia”, un foglio in unica copia che veniva consegnato agli infermieri.

Le motivazioni del sindaco di Bonorva e quelle espresse ieri dai suoi legali difensori «hanno trovato conferma nel dispositivo della sentenza che di fatto ha riqualificato il reato – è stato il commento degli avvocati Mura e Poddighe – L’omicidio colposo non sussiste, questo significa che nessuna omissione è stata compiuta dal nostro assistito che anzi ha adempiuto al suo dovere rispettando il protocollo e le linee guida, come ampiamente dimostrato. E non sussistendo alcuna omissione viene meno anche il falso ideologico. La verità è che D’Agostino ha fatto ciò che doveva e quella tragedia che accadde non è a lui imputabile».

Procura e parti civili hanno già annunciato il ricorso in appello.

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