Il latitante aiutato da 3 sassaresi

Blitz della polizia: in carcere la compagna Giovanna Truzzi. Uno dei fermati conobbe Mastini in cella

SASSARI. Non poteva avere fatto tutto da solo, e questo si sapeva. Così come era chiaro che a favorire l’evasione e sostenere i dieci giorni di latitanza di Giuseppe Mastini, 60 anni, conosciuto come “Johnny lo zingaro”, avessero concorso più persone. Ieri mattina agenti della polizia di Stato e della polizia penitenziaria hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della compagna di Mastini, Giovanna Truzzi, 61enne, che è stata raggiunta dal provvedimento a Pistoia, dove vive. Nel corso dell’operazione, lo stesso provvedimento è stato notificato a tre sassaresi, ritenuti tutti responsabili di procurata evasione. Si tratta di Gabriele Grabesu, di 34 anni; Cristian Loi, 34, e Roberto Fois, 42. “Johnny lo Zingaro”, era evaso il 5 settembre dal carcere di Bancali, dove era detenuto nella sezione di massima sicurezza con fine pena mai. Aveva beneficiato di alcuni giorni di permesso trascorsi nella casa famiglia diocesana “Don Giovanni Muntoni” alla periferia di Sassari, dove era stato raggiunto anche dalla compagna. Alla scadenza del permesso premio, si era allontanato dalla struttura ma non aveva fatto rientro in carcere. Da quel momento era cominciata l’attività investigativa e Giuseppe Mastini era stato catturato dieci giorni dopo in una casa nelle campagne tra Sassari e Sorso dagli uomini delle squadre mobili di Sassari e Cagliari in collaborazione con lo Sco e il Nucleo investigativo centrale. Nel corso del blitz era stato arrestato anche il titolare della villetta Lorenzo Panei, sassarese di 51 anni, accusato di favoreggiamento personale.

Da allora le indagini degli investigatori della squadra mobile di Sassari, diretta da Dario Mongiovì, non si sono mai fermate. C’è stata una intensa attività e l’obiettivo era quello di individuare, tra le persone che in quel periodo avevano avuto rapporti con “Johnny lo zingaro”, quelle che l’avevano aiutato a far perdere le sue tracce e trovare un rifugio sicuro in attesa di raggiungere la compagna che era già rientrata a Pistoia. Tabulati telefonici, vecchie relazioni, possibili contatti in carcere e altri elementi di indubbio interesse. Alla fine gli investigatori delle Sezioni catturandi e antisequestri delle squadre mobili di Sassari e Cagliari e degli specialisti del Servizio polizia scientifica, grazie alla collaborazione del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e al prezioso contributo dello Sco di Roma, sono riusciti a chiudere il cerchio. Il rapporto è stato depositato in Procura a Sassari e il sostituto procuratore Enrica Angioni, titolare dell’inchiesta, ha chiesto le misure cautelari che sono state emesse dal gip del Tribunale di Sassari.

Ieri mattina è scattato il blitz con i tre arresti eseguiti a Sassari e quello di Giovanna Truzzi direttamente a Pistoia (con la collaborazione degli agenti della Mobile e dello Sco di Roma).

Scavando in quello che era successo nei 10 giorni di latitanza di Giuseppe Mastini, gli investigatori della squadra mobile di Sassari, sono riusciti ad arrivare a Gabriele Grabesu (parecchi precedenti, arrestato nel 2019 con 600 grammi di cocaina e 6 chili di marijuana) che avrebbe conosciuto “Johnny lo zingaro” durante il periodo di detenzione. E attraverso lui hanno poi “tracciato” anche Cristian Loi (entrambi hanno casa in località Zinziodda, a poca distanza da dove era stato catturato l’evaso). Infine Roberto Fois che avrebbe messo a disposizione una delle schede telefoniche utilizzate da Mastini grazie all’appoggio di Grabesu e Loi. Per tutti l’accusa è di procurata evasione.

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