Sede della Soprintendenza nella desolazione assoluta

Con la chiusura dello stabile la città perde un pezzo di amministrazione pubblica La presenza dell’ufficio era strategica per la tutela del patrimonio archeologico  

PORTO TORRES. Lo stabile della Soprintendenza archeologica di via Ponte Romano è rimasto desolatamente vuoto dopo il pensionamento di quasi tutti i dipendenti e il trasferimento di un archeologo portotorrese al centro restauro di Li Punti. Un pezzo importante della pubblica amministrazione che la città perde, l’ennesimo, con la politica che non è finora riuscita a fare quadrato per convincere il Ministero a mantenere un presidio istituito con decreto ministeriale nel 1978. L’edificio appartiene al demanio statale ed è a pochi metri dal centro urbano e a due passi dai resti archeologici della Colonia Romana di Turris Libisonis.

La presenza della sede nel territorio comunale era strategica sia per la tutela del patrimonio archeologico sia per la possibilità di poter interloquire direttamente con il ministero dei Beni culturali. E’ vero che è mancato il ricambio generazionale all’interno della sede di via Ponte Romano, ma la decisione di chiuderla era iniziata con il trasferimento di una parte del personale a Sassari. Ed è poi proseguita per la mancanza del turnover, che non ha permesso la sostituzione del dipendente che lasciava il servizio. Eppure Porto Torres non è stata ancora scavata completamente, e in termini di scoperte archeologiche siamo appena agli inizi. Questo grazie alla presenza costante e continua di personale che, oltre a permettere un monitoraggio della situazione, con il coordinamento dei vari direttori della sede ha contribuito alle più importanti scoperte degli ultimi quarant’anni nell’area urbana e periurbana di Porto Torres. Motivi più che importanti per mantenere in vita questo presidio, piuttosto che lasciarlo al solito destino deciso da altri (il Ministero) e senza una opposizione forte da parte della politica locale.

Che la perdita del presidio della Soprintendenza potesse diventare un freno ai progetti di valorizzazione – oltre a vanificare le positive azioni di promozione del settore culturale avviate in questi anni dal Comune in collaborazione con lo stesso Ente – lo aveva detto anche l’ex sindaco Sean Wheeler. Invitando il Soprintendente a sospendere il provvedimento e ad attivare un tavolo politico aperto anche alle parti sociali per ricercare soluzioni alternative alla chiusura. Parole cadute nel dimenticatoio, considerata la situazione attuale dell’edificio della Soprintendenza, come la mozione che chiedeva la sospensione del provvedimento di chiusura, presentata mesi fa dal capogruppo dei Riformatori Sardi Aldo Salaris al presidente Christian Solinas e all’assessore competente per delega.

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