Il dolore discreto dei familiari della vittima

Hanno sempre partecipato a tutte le udienze, con discrezione, anche quando poco prima della sentenza di primo grado Marcello Tilloca si era rivolto a loro nelle scale del tribunale di via Roma con un...

Hanno sempre partecipato a tutte le udienze, con discrezione, anche quando poco prima della sentenza di primo grado Marcello Tilloca si era rivolto a loro nelle scale del tribunale di via Roma con un ghigno quasi beffardo: «Ci vediamo fuori». Non avevano replicato, non una sola parola.

Le cugine di Michela e gli zii Giuseppe e Vittorio Fiori ieri mattina erano fuori dalla sede della corte d’appello. Con lo stesso composto dolore di sempre hanno accolto commossi la decisione dei giudici. Ieri però Giuseppe ha voluto dire qualcosa: «Oggi rispondiamo a quella vecchia provocazione di Tilloca e gli diciamo che se non ci vedremo fuori sarà per “merito” suo».

Solo alcuni giorni fa Giuseppina Grasso, mamma della vittima, nella giornata contro la violenza sulle donne aveva detto: «Non c’è giorno che io non pensi a mia figlia, a quanto mi manca». Un vuoto incolmabile parzialmente riempito dai due nipoti che ha portato con sè a Genova dopo l’omicidio. «È difficile capire la mente umana, soprattutto la bestialità che porta un uomo a uccidere la propria moglie, la madre dei suoi figli. L’unica speranza è che i miei nipoti, pur con tutte le problematiche che inevitabilmente ci sono, crescano bene e con dei valori, proprio come avrebbe voluto Michela».

La sentenza di ieri ha solo alleviato la sofferenza: «Non ci restituisce Michela ma ci fa credere con ancora più forza nella giustizia». (na.co.)



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