Speranza, un anno di dolore

L’anniversario della scomparsa della 50enne di Uri uccisa e gettata in un campo ad Alghero

SASSARI. Gli ultimi a vederla in vita il 4 dicembre di un anno fa erano stati i dipendenti della pizzeria “Sergio’s” di via Vittorio Emanuele ad Alghero, dove lavorava insieme al fidanzato. I genitori l’avevano sentita al telefono per un saluto cinque giorni prima, la sera del 29 novembre, e da quel momento non avevano più avuto sue notizie.

Dal 5 dicembre del 2019 - giusto un anno fa - di Speranza Ponti si erano improvvisamente perse le tracce. La 50enne di Uri era una persona molto riservata, ma nessuno nella ristrettissima cerchia di amici e amiche algheresi aveva creduto che la donna avesse deciso di sparire volontariamente e senza salutare chi le voleva bene.


Era stato il fidanzato Massimiliano Farci, 53 anni originario di Assemini, ergastolano in semilibertà, a raccontare a tutti che la donna lo aveva lasciato e aveva deciso di rifarsi una vita lontano da Alghero. Qualcosa nei suoi racconti però non tornava e dopo qualche giorno il padre e la sorella della donna si erano rivolti ai carabinieri per denunciare la scomparsa.

Gli investigatori del nucleo operativo della compagnia di Alghero avevano avviato un’indagine tutt’altro che semplice e iniziato a far sentire a Farci il fiato sul collo.

Per far credere a tutti che Speranza fosse ancora viva l’uomo si era impossessato del suo telefonino e con quello aveva tentato per qualche settimana di confondere le acque. Prima aveva risposto ad alcuni messaggi su whastapp che la donna riceveva dalla sorella che le chiedeva con insistenza dove si trovasse, poi aveva scritto un post utilizzando il profilo facebook di Speranza, comunicando di essere arrivata in Spagna per fare il cammino di Santiago di Compostela. Il castello di menzogne era però crollato dopo un mese e mezzo di indagini, quando i carabinieri certi che Farci stesse mentendo lo avevano messo alle strette.

Il 31 gennaio, dopo dodici ore di interrogatorio in caserma, il 53enne era crollato e aveva fatto ritrovare il corpo della fidanzata. Agli inquirenti aveva detto di averla trovata impiccata il 5 dicembre e di aver deciso di portare il suo corpo a Monte Carru, un posto alle porte di Alghero che la coppia amava, per paura di non essere creduto. Un’ipotesi, quella della scelta volontaria di togliersi la vita, a cui i carabinieri non hanno mai creduto.

Dieci mesi di indagini, un’equipe con i maggiori esperti a livello nazionale ingaggiati dalla Procura della Repubblica di Sassari per effettuare - in collaborazione con i carabinieri del Ris di Cagliari - analisi tecnico-scientifiche e accertamenti odontoiatrici ed entomologi non sono bastati però per arrivare alla verità. La causa esatta della morte di Speranza Ponti rimane infatti per gli inquirenti ancora un mistero a causa degli «avanzati stati trasformativi del cadavere». L’unica certezza della Procura è che sia stato il fidanzato, alla quale la donna aveva prestato dei soldi per eseguire dei lavori nella pizzeria, a uccidere la donna che per lui aveva lasciato un lavoro a Genova, aveva venduto un appartamento e si era trasferita ad Alghero.

Chiuse le lunghissime indagini la Procura si appresta ora – a un anno dalla morte di Speranza – a chiedere il rinvio a giudizio di Farci con l’accusa di omicidio volontario, soppressione di cadavere furto e utilizzo indebito di carta bancomat. L’uomo, dal carcere di Bancali, continua a proclamarsi innocente, ma le prove raccolte dai carabinieri raccontano un’altra storia.

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