Thiesi, l’Ats perde i dati: famiglia ostaggio del Covid

L’isolamento di quattro persone iniziato il 22 ottobre non è ancora terminato. Francesco: «Disservizi che mettono a serio rischio la mia carriera universitaria» 

THIESI. E’ una storia senza fine quella che da più di un mese vive un ragazzo di Thiesi iscritto al primo anno della facoltà di infermieristica. Una situazione molto simile a tante altre al tempo del Covid 19. Le famiglie sono ormai vittime di ritardi, equivoci, scambi di referti, test di diversa entità a cui si sottopongono per riuscire a trovare una risposta al silenzio dell'Ats. Ma che non sono sufficienti, - perché sarà solo il test molecolare a decretare la positività o la guarigione ufficiale. Francesco, questo disagio, lo sta vivendo sulla sua pelle da fine ottobre. Attende invano di riprendere la sua attività didattica e il tirocinio. Tutto ha inizio il 22 ottobre, data in cui arrivano i primi sintomi: mal di gola, febbre, dolori, tosse secca, perdita del gusto e dell’olfatto. «Così inizia il mio isolamento», nei giorni successivi gli stessi sintomi si presentano al padre e la sorella: «Ci troviamo tutti in quarantena, ognuno nella sua stanza con mia madre che ci accudisce dalla colazione alla cena, da una stanza all’altra».

Nel frattempo, dopo diverse sollecitazioni, viene effettuata la richiesta all’Ats e, finalmente, la tanto attesa comunicazione della data del tampone. «È il 2 novembre: dobbiamo recarci a Fertilia alle ore 9. Ci sottoponiamo al tampone. Arriva la prima sentenza». Il giovane studente risulta negativo, mentre il resto della famiglia risulta positiva. Da quel momento in poi l’odissea: «Io, risultato negativo, devo stare a distanza e non devo assolutamente avere contatti con loro perché verrò chiamato anche a mia volta per fare il secondo tampone e fino ad allora dovrò stare in isolamento. Passano i giorni, ma la comunicazione per il secondo tampone non arriva. A metà novembre ci viene comunicato che mio padre, mia madre e mia sorella dovranno andare ad Alghero per fare il tampone. Ecco, qua si ribalta la situazione. Io non vengo convocato. No. Perché, sono trascorsi oltre 21 giorni, secondo loro oramai non c’è bisogno. Finalmente (dopo 1 mese circa) io sono ufficialmente libero». Precauzionalmente il giovane decide di non uscire: «Decido di non andare a Sassari per continuare la mia carriera universitaria e iniziare finalmente il tirocini, ma di stare un’altra settimana a casa». Nel frattempo arriva la seconda sentenza: «Mio padre e mia sorella risultano ancora positivi, mia madre negativa. Mio padre è definito un “positivo a lungo termine”, sono passati 21 giorni dal primo tampone. Quindi basterebbe il certificato e non un terzo tampone». Il giovane in preda alla disperazione decide di fare il test sierologico, il cui esito conferma dei valori alterati: «Vengo rassicurato, è la normalità” ; mentre il padre attende la “liberazione” con certificato, della sorella nessun referto, continuano il loro isolamento. La fatidica chiamata arriva a fine mese: “È l’Ats: hanno perso i nostri dati. Io non ho iniziato il tirocinio. Ripeto il tampone. Responso: sono positivo. Mio padre positivo e mia sorella negativa». Per il giovane l’odissea continua.

Daniela Deriu

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