«Il mio tuffo contro il virus a 111 metri di profondità in apnea»
Alessandro Masala, sub di Porto Torres, dedica la sua impresa a tutti quelli che hanno dovuto affrontare la dura lotta contro il covid
SASSARI. «Dicono che il Covid muore a meno 100 metri, e allora invece di un tampone ho deciso di fare un tuffo nel profondo del mare. Dove si spengono le luci e nel buio che ti accoglie devi essere tu a dare un segnale, a regalare una speranza per dire che è possibile. Che non bisogna arrendersi o rassegnarsi. Se c’è da combattere bisogna farlo, rispettando le regole e preparandosi a dare sempre il massimo. Ecco, l’ho pensata così: in questo momento di difficoltà per tutti, con la gente chiusa in casa, costretta a una limitazione della libertà e a privarsi anche del contatto umano, degli abbracci e persino di una stretta di mano, quello che si può fare è continuare a credere in se stessi. Accendere una luce in fondo al tunnel e fare in modo di tenerla viva per illuminare anche chi soffre di più».
Tre minuti andata e ritorno, una discesa velocissima, due metri al secondo. Alessandro “Ale” Masala ha dedicato il viaggio in fondo al mare alle vittime del Covid e a tutte quelle persone che purtroppo oggi hanno meno respiro per colpa del “maledetto virus”: «Auguro loro che possano tornare a respirare bene come alla fine di una apnea profonda. Forza...».
Racconta l’esperienza con la faccia del bambino sognatore. E poco prima di Natale ha regalato un tuffo di speranza: è sceso fino a 111 metri di profondità, nel cuore del Mar Rosso a Sharm el-Sheikh, nella specialità che si chiama “senza limiti”, o “no limits”, che tra l’altro è quella che ha fatto raggiungere a Enzo Maiorca i 101 e a Jacques Majol i 106 metri, «ovviamente quelli erano record del mondo, anzi molto di più, loro sono la storia per sempre. In Italia oggi ci saranno al massimo una decina di persone che praticano questo tipo di disciplina e che sono capaci di raggiungere risultati simili. Si contano sulle dita di una mano - potrei dire che siamo in tre - quelli che fanno il tuffo di profondità usando la maschera».
Il sub di Porto Torres è il primo sardo che tre anni fa è riuscito a superare il muro dei 100 metri, staccando la bandierina a -102. Un risultato straordinario che l’ha collocato a pieno titolo nell’autorevole “Club 100”, ma lui non si è mai montato la testa. Ha continuato a vivere il mare alla sua maniera, spesso all’Asinara come istruttore nel suo Diving Center Cala d’Oliva dove gestisce Apnea Academy, a raccontare soprattutto dei grandi, di Enzo (Maiorca) il “signore degli abissi”, di Majol e Pellizzari («uno che mi ha dato tanti consigli: noi siamo nani sulle spalle di questi giganti»). Tante difficoltà, anche durante l’estate perchè l’emergenza sanitaria ha rivoluzionato la vita di tutti, e ogni cosa è diventata irrealizzabile o quasi. Quindi il silenzio dell’attesa. O della ricarica delle energie.
«Dopo quel risultato dei 100 metri di tre anni fa – racconta Ale Masala – non avevo più fatto tuffi profondi con la slitta. Ma mi sono allenato per un mese in altre specialità, come l’immersione libera dove ho raggiunto gli 81 metri (come il suo anno di nascita) e ho migliorato la parte della compensazione oltre che quella fisica e di apnea con tuffi molto lunghi. Così in tre tappe sono arrivato a -111 con una certa facilità. A dire il vero era in previsione anche un tentativo per fare i 120 metri, ma purtroppo il programma di allenamento si è allungato a causa di condizioni meteomarine sfavorevoli. Sono però soddisfatto dei risultati in tutte le discipline. I limiti sono fatti per essere superati, per questo è importante avere un obiettivo e perseguirlo con determinazione e sacrificio, senza cercare scorciatoie. Perchè tanto tutto torna indietro. Il mare mi ha regalato un abbraccio che di questi tempi è una rarità, una privazione imposta. É stato il più profondo che ho mai sentito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
