Messe vietate, il prete impugna
Bono, il vicesindaco “sfida” la prefetta con una nuova ordinanza e il parroco si rivolge a un avvocato
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BONO. L’allarme Covid a Bono crea un nuovo “incidente” diplomatico tra vicesindaco e parroco di San Michele Arcangelo.
Il primo, Nicola Spanu, firma una nuova ordinanza successiva a quella del 29 dicembre che vietava sino al 17 gennaio messe e altre cerimonie religiose in tutte le chiese del paese, a causa di un’impennata nel numero dei contagi da coronavirus. L’ordinanza era stata però annullata dalla prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro che aveva scritto al ministero dell’Interno, ottenendo il placet per l’annullamento straordinario governativo.
Ieri, però, ecco arrivare un nuovo stop a messe e cerimonie religiose, sempre a firma del vicesindaco. Stavolta, però, il parroco don Mario Curzu passa alle vie legali e affida all’avvocato Ivano Iai il mandato di procedere all’immediata impugnazione dell’ordinanza davanti alla giurisdizione competente. «Tale provvedimento è infatti lesivo dei principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di esercizio del diritto di culto e risulta adottato nonostante sia già intervenuto l’annullamento della precedente e analoga ordinanza da parte del prefetto della provincia di Sassari per contrasto con le disposizioni legislative dello Stato».
Il nuovo provvedimento emesso ieri ha validità fino al 24 gennaio e nell’ambito di un vero e proprio lockdown generalizzato (con divieto di spostamento da e per il comune di Bono e chiusure di negozi, scuole e servizi vari) prevede tra l’altro «la sospensione di tutte le cerimonie civili e religiose in presenza di fedeli, compresi i funerali. Il rito funebre dovrà dunque essere celebrato direttamente al cimitero alla presenza dei soli stretti familiari (fino a un massimo di 15 persone)». E, ancora, «la chiusura al pubblico del cimitero comunale e degli impianti sportivi».
Il vicesindaco firmatario ha motivato quest’ultimo provvedimento con il fatto che « in un ristretto arco temporale nel comune di Bono, purtroppo, si sono registrati nuovi casi di Covid-19» e «il numero comunicato dall’Ats – aggiunge – è nettamente inferiore rispetto alle segnalazioni pervenuteci dai diretti interessati, per i quali codesto Comune ha attivato la differenziata Covid-19, che fa supporre un dato relativo a circa 300 positivi».
Numeri allarmanti che hanno fatto propendere per l’emissione di una nuova ordinanza. Che però, a detta di don Mario e dell’avvocato Iai a cui il prete si è affidato, costituirebbero una limitazione a diritti e libertà della persona che non può essere accettata.
Nella tarda serata del 31 dicembre la prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro aveva annullato il primo provvedimento con effetto immediato, dopo aver chiesto e ottenuto a tempo di record il consenso ministeriale. Sollecitata anche dal duro intervento del vescovo di Ozieri Corrado Melis che aveva bollato il provvedimento del vicesindaco come «un’indebita e grossolana ingerenza nella sfera del culto», e sfumato ogni tentativo diplomatico, la rappresentante governativa del Nord Sardegna si era rivolta a Roma, chiedendo l’annullamento, sulla base di almeno due elementi di natura formale e di merito, di quell’atto con cui si disponeva anche la chiusura del cimitero comunale sino alla stessa data. Ora il copione si ripete e bisognerà capire cosa accadrà. (na.co.)
Il primo, Nicola Spanu, firma una nuova ordinanza successiva a quella del 29 dicembre che vietava sino al 17 gennaio messe e altre cerimonie religiose in tutte le chiese del paese, a causa di un’impennata nel numero dei contagi da coronavirus. L’ordinanza era stata però annullata dalla prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro che aveva scritto al ministero dell’Interno, ottenendo il placet per l’annullamento straordinario governativo.
Ieri, però, ecco arrivare un nuovo stop a messe e cerimonie religiose, sempre a firma del vicesindaco. Stavolta, però, il parroco don Mario Curzu passa alle vie legali e affida all’avvocato Ivano Iai il mandato di procedere all’immediata impugnazione dell’ordinanza davanti alla giurisdizione competente. «Tale provvedimento è infatti lesivo dei principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di esercizio del diritto di culto e risulta adottato nonostante sia già intervenuto l’annullamento della precedente e analoga ordinanza da parte del prefetto della provincia di Sassari per contrasto con le disposizioni legislative dello Stato».
Il nuovo provvedimento emesso ieri ha validità fino al 24 gennaio e nell’ambito di un vero e proprio lockdown generalizzato (con divieto di spostamento da e per il comune di Bono e chiusure di negozi, scuole e servizi vari) prevede tra l’altro «la sospensione di tutte le cerimonie civili e religiose in presenza di fedeli, compresi i funerali. Il rito funebre dovrà dunque essere celebrato direttamente al cimitero alla presenza dei soli stretti familiari (fino a un massimo di 15 persone)». E, ancora, «la chiusura al pubblico del cimitero comunale e degli impianti sportivi».
Il vicesindaco firmatario ha motivato quest’ultimo provvedimento con il fatto che « in un ristretto arco temporale nel comune di Bono, purtroppo, si sono registrati nuovi casi di Covid-19» e «il numero comunicato dall’Ats – aggiunge – è nettamente inferiore rispetto alle segnalazioni pervenuteci dai diretti interessati, per i quali codesto Comune ha attivato la differenziata Covid-19, che fa supporre un dato relativo a circa 300 positivi».
Numeri allarmanti che hanno fatto propendere per l’emissione di una nuova ordinanza. Che però, a detta di don Mario e dell’avvocato Iai a cui il prete si è affidato, costituirebbero una limitazione a diritti e libertà della persona che non può essere accettata.
Nella tarda serata del 31 dicembre la prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro aveva annullato il primo provvedimento con effetto immediato, dopo aver chiesto e ottenuto a tempo di record il consenso ministeriale. Sollecitata anche dal duro intervento del vescovo di Ozieri Corrado Melis che aveva bollato il provvedimento del vicesindaco come «un’indebita e grossolana ingerenza nella sfera del culto», e sfumato ogni tentativo diplomatico, la rappresentante governativa del Nord Sardegna si era rivolta a Roma, chiedendo l’annullamento, sulla base di almeno due elementi di natura formale e di merito, di quell’atto con cui si disponeva anche la chiusura del cimitero comunale sino alla stessa data. Ora il copione si ripete e bisognerà capire cosa accadrà. (na.co.)
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