Sassari, il futuro dell'area Multineddu: è polemica

Canu (Confcommercio): legittime le richieste private, ma il Comune deve avere un’idea di sviluppo

SASSARI. Una cittadella commerciale e di servizi a Zentu Fighi, al posto del mai nato centro commerciale immaginato da Ugo Multineddu? La richiesta degli eredi è legittima, ma è l’ennesima azione “spot” che nasce da un’iniziativa privata. Che inevitabilmente non tiene conto del quadro generale, compito che spetterebbe all’amministrazione comunale. Non usa giri di parole il presidente di Confcommercio Pier Giuseppe Canu, che segue con interesse il destino dell’osservazione presentata da Ignazio Multineddu alle nuove norme tecniche del Puc in via di approvazione. Osservazione, giudicata condivisibile dagli uffici, che chiede di riclassificare la zona tra il cimitero e la ex Zir, su via Predda Niedda, dove nel lontano 2004 sono iniziati i lavori per costruire un nuovo maxi centro commerciale, mai andato oltre l’imponente scheletro in calcestruzzo che i sassaresi ben conoscono.

La richiesta è che venga cambiata la destinazione d’uso del lotto: dalla attuale D3, centri commerciali esistenti, a una più “larga” D2.1, insediamenti produttivi compatibili con la residenza, la stessa destinazione d’uso presente nella gran parte della Zir di Predda Niedda.

«Legittima – ripete Canu –, con l’augurio che gli eredi abbiamo la stessa intelligenza commerciale del capostipite Ugo. Ma il progetto alternativo, che peraltro non si conosce, pone comunque dei problemi che necessitano risposte che solo l’amministrazione comunale può dare. A iniziare da quello della viabilità della zona, già appesantita dal nuovo McDrive, su cui sia chiaro nulla ho in contrario, e in prospettiva dal recupero delle ex semolerie Azzena e dal nuovo centro intermodale con accesso da via San Paolo. Davvero ha senso sbilanciare in questa maniera tutte queste attività su un accesso così delicato della città? Qualche professionista ha fatto studi sul traffico, sui rischi ambientali? E soprattutto questo si muove dentro una strategia generale di sviluppo dell’intera città?».

Dubbi che il presidente di Confcommercio “rafforza”: «Mi sembra che ci sia una eccessiva attenzione verso una zona “periurbana” senza pensare che contraccolpi può avere ad esempio sul futuro del centro storico, che attende di essere trattato come zona di interesse storico oltre che commerciale. Capisco i pensieri su ex mulini ed ex concerie, ma mi chiedo cosa si aspetta a immaginare un futuro per l’ex Quattro Colonne. O, spostandosi in altre zone della città, per l’ex Ariston, l’ex Inps. È possibile sapere quali sono gli interessi specifici e generali del Comune su queste zone. O se, come è stato per il centro commerciale di Luna e Sole e ora per l’area di Multineddu, dobbiamo aspettare l’iniziativa privata. Io penso che l’amministrazione, con l’appoggio che le associazioni di categoria come la nostra hanno sempre offerto, debba riprendere in mano il pallino dello sviluppo urbanistico della città».

E, sul futuro di Zentu Fighi, torna in campo anche il gruppo di “guerriglieri urbanistici” che ha già regalato alla città progetti alternativi per l’ex Turritania, e per i 15mila metri quadrati di proprietà delle “Pie sorelle educatrici di San Giovanni Evangelista” tra via e Luna e Sole e via degli Astronauti. «La vicenda di Luna e Sole, con la grande richiesta di partecipazione che ha innescato e non solo tra i residenti – spiega Vincenzo Culotta, che guida il gruppo di urbanisti, architetti e ingegneri, coagulatosi intorno al suo studio – ci insegna che varianti di tale portata devono essere contestualizzate su una visione ampia e completa della città, delle sue funzioni e connessioni con le altre parti della città e in relazione alle effettive esigenze della comunità».

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