«Lanciare l’industria per creare lavoro»
di Gavino Masia
ll sindaco Massimo Mulas e il presidente del Cipss Valerio Scanu: «Necessaria una sinergia tra Comune ed enti pubblici»
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w PORTO TORRES. Per generare occupazione è fondamentale favorire lo sviluppo nell’area industriale e soprattutto attrarre nuovi finanziamenti attraverso la sinergia tra enti locali ed enti pubblici. Lo hanno confermato ancora una volta il sindaco Massimo Mulas e il presidente del Cipss Valerio Scanu nell’audizione di ieri mattina in sala consiliare con i componenti della commissione Attività produttive. «È un momento difficile a causa della crisi pandemica – ha detto Scanu – ma dobbiamo lavorare per il futuro attraverso un'azione sinergica: ci dobbiamo concentrare per rimuovere i fattori negativi e valorizzare i punti di forza, e per fare questo è necessaria un'azione di marketing territoriale strutturata».
Il presidente del Consorzio ha voluto parlare di industria e ha invitato gli amministratori a parlarne a voce alta per riportare sviluppo e occupazione in un’area infrastrutturata e dalle potenzialità ancora inespresse. «Un’altra azione che intendiamo svolgere è quella di rendere di nuovo disponibili le aree e i capannoni abbandonati agli imprenditori che ne facciano richiesta – ha aggiunto Scanu –, applicando una specifica norma nazionale che risponde ad una logica molto importante: chi viene a investire negli agglomerati non diviene proprietario a vita, ma può disporne solo nel momento in cui intende esercitare un'attività. Ci sono tanti capannoni abbandonati, stiamo mappando le aziende cessate, in liquidazione o fallite. Intendiamo quindi riprendere possesso di aree e capannoni quando non viene esercitata l’attività per più di tre anni». Il presidente del Cipss ha fatto riferimento anche al Recovery Plan – potrebbero essere disponibili fondi per il recupero e la bonifica delle aree dismesse – e al primo bando per l’area di crisi industriale complessa con fondi per 22 milioni di euro. «Le domande dovranno essere presentate entro 15 marzo e si spera in una grande partecipazione progettuale. Tutti i soggetti del territorio devono fare squadra per far conoscere questa opportunità».
C’è poi una grande porzione del porto industriale oggi inutilizzata perché non rientra nelle proprietà del Consorzio: «Avvieremo nuove interlocuzioni con Eni affinché si possano trovare accordi per riaverle in possesso, ripensando alla valorizzazione dell’area che va dalla Darsena servizi al pontile secchi per realizzare un nuovo insediamento produttivo con annesso un nuovo porto da destinare alla cantieristica navale, logistica e economia portuale in genere».
Il ragionamento tra Comune e Cipss è comunque quello di andare oltre la semplice gestione dei servizi, per pianificare un nuovo modello di sviluppo artigianale e industriale. «È il momento di avere una prospettiva a lungo termine – ha concluso il sindaco – perché l'area di sviluppo industriale può diventare la cabina di regia del nord ovest della Sardegna per il rilancio dell'economia. In questo senso il porto mantiene un ruolo cruciale e va valorizzato».
Il presidente del Consorzio ha voluto parlare di industria e ha invitato gli amministratori a parlarne a voce alta per riportare sviluppo e occupazione in un’area infrastrutturata e dalle potenzialità ancora inespresse. «Un’altra azione che intendiamo svolgere è quella di rendere di nuovo disponibili le aree e i capannoni abbandonati agli imprenditori che ne facciano richiesta – ha aggiunto Scanu –, applicando una specifica norma nazionale che risponde ad una logica molto importante: chi viene a investire negli agglomerati non diviene proprietario a vita, ma può disporne solo nel momento in cui intende esercitare un'attività. Ci sono tanti capannoni abbandonati, stiamo mappando le aziende cessate, in liquidazione o fallite. Intendiamo quindi riprendere possesso di aree e capannoni quando non viene esercitata l’attività per più di tre anni». Il presidente del Cipss ha fatto riferimento anche al Recovery Plan – potrebbero essere disponibili fondi per il recupero e la bonifica delle aree dismesse – e al primo bando per l’area di crisi industriale complessa con fondi per 22 milioni di euro. «Le domande dovranno essere presentate entro 15 marzo e si spera in una grande partecipazione progettuale. Tutti i soggetti del territorio devono fare squadra per far conoscere questa opportunità».
C’è poi una grande porzione del porto industriale oggi inutilizzata perché non rientra nelle proprietà del Consorzio: «Avvieremo nuove interlocuzioni con Eni affinché si possano trovare accordi per riaverle in possesso, ripensando alla valorizzazione dell’area che va dalla Darsena servizi al pontile secchi per realizzare un nuovo insediamento produttivo con annesso un nuovo porto da destinare alla cantieristica navale, logistica e economia portuale in genere».
Il ragionamento tra Comune e Cipss è comunque quello di andare oltre la semplice gestione dei servizi, per pianificare un nuovo modello di sviluppo artigianale e industriale. «È il momento di avere una prospettiva a lungo termine – ha concluso il sindaco – perché l'area di sviluppo industriale può diventare la cabina di regia del nord ovest della Sardegna per il rilancio dell'economia. In questo senso il porto mantiene un ruolo cruciale e va valorizzato».
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