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Sassari

«Fresi sanguinava, mi presi cura di lui»

«Fresi sanguinava, mi presi cura di lui»

L’omicidio al Blu Star, l’ex gestore: la musica restò accesa per evitare il caos

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SASSARI. «Quella sera mi avvisarono subito, io ero nel privè, era una serata tranquillissima, poi arrivò una mia collaboratrice e mi disse che due persone si stavano “attaccando davanti al bar”».

Piero Muresu – oggi presidente del Centro commerciale naturale di via Torre Tonda e titolare del Caffè Accademia nella stessa via – nel 2019 gestiva la discoteca Blu Star di Ossi. Era lì la notte di Natale di due anni fa quando avvenne la tragedia: Giovanni Fresi, sassarese di 26 anni, morì poco dopo esser stato accoltellato dal suo coetaneo di Ittiri Giuseppe Dibo Elias. Quest’ultimo era stato arrestato dai carabinieri e ora sta affrontando un processo in corte d’assise a Sassari con l’accusa di omicidio. Rischia l’ergastolo.

Nell’udienza di lunedì un carabiniere ha raccontato i momenti concitati all’arrivo della pattuglia dentro la discoteca e ha ricordato come furono loro stessi a chiedere che la musica venisse spenta, perché la gente continuava a ballare come se niente fosse successo. Un dettaglio, questo, che ha turbato Muresu: «Vorrei spiegare perché la musica rimase accesa e fu spenta dopo. Mai vorremmo passare per persone insensibili. In realtà abbiamo solo voluto evitare che si creasse il caos fuori dal locale. E sarebbe successo se avessimo spento tutto improvvisamente. C’erano centinaia di persone e quasi nessuno si era reso conto di quello che era accaduto. Temevamo che si sarebbero ammassati all’ingresso e così avrebbero ostacolato le operazioni di soccorso».

Piero Muresu racconta quei momenti drammatici: «Subito dopo l’aggressione sono stato io il primo a vedere quel ragazzo (la vittima ndc) con i gomiti poggiati sul bancone, non mi sono reso conto subito della gravità della situazione. Sanguinava, inizialmente non si faceva avvicinare, era spaventato. Poi gli ho spiegato chi ero, l’ho rassicurato e l’ho preso di peso per spostarlo nella cambusa e adagiarlo, lontano dal caos. In attesa dell’arrivo dell’ambulanza insieme a un ragazzo che fa il volontario del 118 abbiamo tamponato la ferita, era impressionante. Purtroppo dopo poco abbiamo saputo che non ce l’aveva fatta ed è stato un grande dolore».

Muresu non è stato citato nella lista testimoni del processo a carico di Dibo Elias ma essendo stato protagonista degli ultimi istanti di vita di Fresi ha ritenuto opportuno fornire delle doverose precisazioni rispetto a quanto accadde nel suo locale quella terribile notte di Natale.

Na.Co.

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