La Nuova Sardegna

Sassari

«Aiutateci a tornare in campo»

di Roberto Sanna
«Aiutateci a tornare in campo»

Lo sport riapre ma le palestre sono chiuse, l’appello del volley: ci sono 3700 tesserati ancora fermi

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SASSARI. Lo sport c’è ma non si vede. Nel senso che alcune federazioni hanno sbloccato una serie di campionati e gli atleti possono tornare in campo regolarmente, una buona notizia che purtroppo va a scontrarsi con la disastrosa situazione degli impianti sportivi. Vale per tutta l’Italia e Sassari non fa eccezione: la quasi totalità delle società per gli allenamenti (e molto spesso anche per le partite di campionato) utilizza palestre scolastiche o comunali, che ricadono sotto la competenza dei Comuni e della Provincia, e devono anche fare i conti con i dirigenti dei vari istituti, non sempre propensi a vedere altra gente nelle loro strutture. Il risultato è così paradossale: dopo mesi di stop la Fipav (volley) e la Fip (basket) hanno sbloccato i cosiddetti “campionati di interesse nazionale” ma a godere di questo importante passo sono solo le società che dispongono di un impianto di proprietà.

«Ci serve l’aiuto del Comune e della Provincia – dice Antonio Marras della San Giuseppe Volley Sassari, in rappresentanza anche di altre società cittadine – perché così non può funzionare. Le nuove disposizioni riguardano soprattutto l’attività giovanile, ragazzi dai 13 ai 19 anni che già stanno vivendo un momento piuttosto complicato a scuola e nella vita di tutti i giorni. Finalmente possiamo rimandarli in campo, e abbiamo visto quanto possa essere importante per loro avere un’alternativa alla strada e alla noia, ma il campo non c’è. Rimanendo nel nostro ambito, a Sassari soltanto due società hanno un loro impianto, ovvero la Silvio Pellico e la Gioins. Il movimento del volley però è vastissimo, ci sono squadre in tutta la Provincia e tutte nella stessa situazione». Le disposizioni firmate dalla ministra Azzolina in estate sono chiare: la competenza per la concessione delle palestre scolastiche fuori dall’orario delle lezioni spetta agli enti locali, mentre le società concessionarie devono occuparsi della pulizia e dell’igienizzazione, nonché del rispetto dei protocolli di sicurezza diramati dalle varie federazioni che riguardano principalmente le precauzioni per evitare assembramenti all’inizio e alla fine degli allenamenti e negli spogliatoi. Decisioni sulle quali anche i dirigenti scolastici hanno facoltà di esprimere il proprio parere.

Per ora, comunque, è tutto fermo. A smuovere le acque sta provando il comitato territoriale del nord Sardegna della Federvolley, con una lettera firmata dalla presidente Giusy Piredda e indirizzata ai Comuni di Sassari e OIbia. Una lettera che rappresenta le istanze di 44 società e 3796 tesserati e nella quale si ricorda che «Le società sportive della pallavolo sono pronte per rientrare in palestra, con acquisti di prodotti sanificanti indicati dalla normativa ed in grado di rispettare al massimo il rigido protocollo che impone la Federazione». E che «le palestre scolastiche potranno ospitare, a porte chiuse e nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, le sessioni di allenamento e le competizioni degli atleti agonisti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra partecipanti alle competizioni di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici». Documento inviato «esclusivamente come supporto al gravoso lavoro cui siete chiamati a svolgere». Perché la matassa è comunque difficile da sbrogliare e questo problema si pone in un momento particolare come quello del rientro a scuola dei ragazzi.



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