L’ultimo saluto al “mastino” Costanzo Dettori

Gli ex compagni e i dirigenti della Torres ma soprattutto tanti amici al funerale ieri a San Giuseppe

SASSARI. C’era tanta Torres ieri mattina a San Giuseppe, compagni, ex dirigenti, giocatori di tutte le “annate”, e una maglia rossoblù storica che il figlio Antonio, vicino al fratello Salvatore, stringeva in pugno. Tanta Torres e tanti amici, perché Costanzo Dettori non era solo una bandiera della Torres, ma uno sportivo a tutto tondo. E, soprattutto, una persona benvoluta da tutti.

Conosciutissimo nell’ambiente sportivo, molto apprezzato anche a Thiesi e a Ittiri, dove aveva lasciato il segno a fine carriera, Dettori era il “mastino” per eccellenza. Con scalpi del peso di Chinaglia e Riva, che aveva affrontato in amichevole. E tante battaglie nelle sue stagioni con la maglia della Torres (dal settore giovanile alla prima squadra, con 165 presenze in serie C tra il 1965 e il 1973).

Se n’è andato a 74 anni, in un letto d’ospedale, dopo aver trascorso un mese a lottare con il tremendo virus. Ironia della sorte lo stesso giorno di Mauro Bellugi, uno dei più grandi difensori del calcio italiano. Lui, difensore come pochi, che forse nella sua carriera non ha raccolto quanto meritava. Anche perchè prima di tutto volle sempre tenere alta la bandiera sassarese in terza serie, per anni unico sardo titolare in una squadra piena di giocatori provenienti dalla Penisola. Raccontò tutto senza filtri, alla sua maniera, in un libro autobiografico pubblicato meno di due anni fa: “Un pallone lungo 60 anni”. Che, a rileggerlo oggi, sembra l’ultimo saluto di un campione, di sport e di vita. Che ieri Sassari, e non solo, con affetto ha voluto salutare.

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