La Nuova Sardegna

Sassari

Concerie Costa, prove di dialogo

di Paoletta Farina
Concerie Costa, prove di dialogo

La Soprintendenza sospende i lavori di messa in sicurezza e invita Comune e proprietari al confronto

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SASSARI. Demolirle? Non se ne parla. Assolutamente. La Soprintendenza ha sospeso i lavori di messa in sicurezza e pulizia delle ex concerie Costa, intimati dal Comune nonostante lo stabilimento sia sottoposto a vincolo d’interesse culturale, e quindi, come tali, soggetti alle prescrizioni dell’ufficio ministeriale, per concordarli con i proprietari. Ma c’è di più. Il soprintendente Bruno Billeci ha rinnovato la sua disponibilità ad avviare un confronto con i privati e l’amministrazione comunale per recuperare e valorizzare il complesso, nelle attuali condizioni pessimo biglietto da visita per chi accede alla città da Santa Maria.

Che sia la volta buona per sperare in un nuovo futuro per lo storico edificio, danneggiato pesantemente dall’incendio scoppiato nei locali utilizzati dal negozio Pinomù negli anni Ottanta e degradato? Sono più di due decenni che si parla di rigenerazione dell’ex stabilimento industriale, esempio architettonico di pregio di quelle attività imprenditoriali che fecero ricca la città tra metà Ottocento e primi Novecento, ma il tempo passa e ancora non si è mosso un mattone. Però con l’assist offerto dalla Soprintendenza sembrano esserci i presupposti per un intervento concertato tra pubblico e privato, teso a restituire alla città un patrimonio storico. Se si concretizzerà un progetto di risanamento e riutilizzo delle ex concerie, nel giro di qualche anno Sassari si potrà vantare di aver rimesso a posto gli ingressi nella sua parte storica, considerato che proprio di recente è stato annunciato un completo restyling tra corso Vico e porta Sant’Antonio legato alla realizzazione del nuovo centro intermodale. In realtà, se in questi decenni niente si è mosso per il recupero delle vecchie concerie, un motivo c’è. I proprietari (la famiglia Sciarra-Devilla-Serra, per la quota maggiore, e l’ingegner Stefano Demontis per la restante) si sono ritrovati davanti ai limiti posti dalle regole urbanistiche comunali. Parte dell’ampio cortile, dove ai tempi della piena attività della fabbrica venivano stese ad asciugare le pelli lavorate, era destinato nel piano regolatore generale a posteggio a servizio dell’immobile della Banca di Sassari che incombe su piazza Santa Maria. Nel 2008, sotto la giunta Ganau, il vincolo di destinazione a parcheggio venne rimosso e lo stabilimento Costa rientrò in una scheda norma del Puc che autorizzava solo iniziative di interesse pubblico. Privati fuori da ogni progetto di riuso, quindi, nonostante qualche idea in proposito l’avessero. E cioè destinare il 20-30 per cento a residenziale, riempendo lo scheletro di quello che è rimasto del palazzo dopo il rogo, e il restante, nella corte interna, a botteghe artigianali e delle produzioni alimentari locali. Successivamente, nel 2011, la storia della concerie si è arricchita anche di un esproprio da parte del Comune per realizzare un tunnel nel quale far passare i pullman diretti al centro intermodale, allora individuato nell’area dell’ex Gazometro. Esproprio al quale si era opposta la Soprintendenza “cassandolo”, che ha portato ad un ennesimo cambio dei piani per la costruzione del centro intermodale. Infine, e siamo al 2020, la richiesta di variante al Puc presentata da Palazzo Ducale per un intervento concordato di recupero tra Comune e proprietà. Che però è ancora ferma negli uffici urbanistici della Regione.

L’ex stabilimento conciario ha una superficie di 9mila 500 metri quadri e una volumetria di oltre 35mila. Uno spazio enorme che se si avranno volontà e risorse può risorgere.

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