Al Policlinico un robot per la protesi dell’anca

SASSARI. Al Policlinico Sassarese, per la prima volta in Sardegna, sono stati eseguiti i primi due interventi di protesi d’anca con la chirurgia robotica. La struttura sanitaria di viale Italia...

SASSARI. Al Policlinico Sassarese, per la prima volta in Sardegna, sono stati eseguiti i primi due interventi di protesi d’anca con la chirurgia robotica. La struttura sanitaria di viale Italia amplia così la sua offerta nell’ambito dell’ortopedia con il sistema Mako, che combina l’utilizzo di un braccio robotico, su cui è montata una speciale fresa, con immagini in 3D, in abbinamento a una tecnica mininvasiva che consente di effettuare un’incisione a livello dell’inguine di soli 5-7 centimetri.

Due i pazienti operati il 15 aprile, una donna di 66 anni e un uomo di 58, già sottoposti a un percorso di riabilitazione che durerà circa 15-20 giorni. Erano affetti da artrosi dell’anca in stadio avanzato , patologia causata da un’usura progressiva della cartilagine articolare dell’anca. Gli interventi sono durati circa un’ora e non si sono verificate complicanze.

Con questa tipologia d’intervento si sostituiscono la testa del femore e l’acetabolo, la parte cava del bacino in cui essa si inserisce, con componenti protesiche realizzate con materiali biocompatibili. La mininvasività e un’ospedalizzazione breve (da 3 a 5 giorni) consentono un veloce recupero post-operatorio e l’avvio di una riabilitazione precoce – a seconda dei casi, in reparto o in regime ambulatoriale - per poter tornare in poche settimane a svolgere una vita normale, senza più dolore.

L’équipe in sala era formata da Antonio Camporese, chirurgo ortopedico specializzato nella chirurgia di anca e spalla protesica mini-invasiva, robotica e artroscopica, dal suo collaboratore Jacopo Tagliapietra, entrambi del Policlinico di Abano Terme (Padova), e Francesco Masia, ortopedico del Policlinico Sassarese.

«La chirurgia robotica dell’anca – spiega Camporese – è la nuova frontiera nel campo della chirurgia ricostruttiva e permette all’operatore di controllare e calibrare in modo ottimale parametri geometrici di fondamentale importanza per la stabilità dell’impianto protesico e per la lunghezza dell’arto. Il connubio tra chirurgia robotica e mininvasività permette un rapido recupero post-operatorio e un tasso di complicanze estremamente ridotto”.

«L’intervento di protesi d’anca con il robot – aggiunge Masia – è indicato per tutte le coxartrosi primarie o idiopatiche, che sono quelle che riguardano generalmente la popolazione con più di 65 anni, sia per quelle secondarie. In particolare, è di grande aiuto per i pazienti per i quali è difficile applicare una protesi». «L’artrosi all’ancaè una delle patologie ortopediche più disabilitanti – sottolinea Masia - e interessa principalmente gli anziani. Nella popolazione generale esiste un rischio del 25% di andare incontro ad un’artrosi sintomatica dell’anca nel corso della vita. Il dolore può essere invalidante e limitare il paziente nelle proprie attività quotidiane».



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