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Sassari

Nessun abuso d’ufficio: quarta assoluzione per l’ingegnere Vinci

di Nadia Cossu
Nessun abuso d’ufficio: quarta assoluzione per l’ingegnere Vinci

PORTO TORRES. Cadono le accuse e arriva la quarta assoluzione per l’ingegner Claudio Vinci, all’epoca dei fatti dirigente dell’area tecnica comunale di Porto Torres. «Preferisco rimettermi al...

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PORTO TORRES. Cadono le accuse e arriva la quarta assoluzione per l’ingegner Claudio Vinci, all’epoca dei fatti dirigente dell’area tecnica comunale di Porto Torres.

«Preferisco rimettermi al giudizio del tribunale e rinuncio alla prescrizione», così Vinci aveva detto un mese fa al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu. Perché, nella piena convinzione di non aver commesso alcun reato nell’ambito della realizzazione dell’auditorium, voleva un’assoluzione nel merito. La stessa sollecitata dal suo avvocato difensore Giuseppe Conti ma anche dallo stesso pubblico ministero Maria Paola Asara che aveva esplicitamente parlato di «indagini carenti» e di «assenza di prove a carico dell’imputato».

Claudio Vinci, stimato professionista, era stato accusato di abuso d’ufficio per aver «intenzionalmente arrecato un danno ingiusto» (così scriveva la Procura) a un’architetta disponendone «la decadenza dall’incarico professionale conferitole con una convenzione». Ma gli era stata contestata anche la tentata concussione per aver, secondo l’accusa iniziale, minacciato la stessa architetta, direttore dei lavori di realizzazione dell’Auditorium di Porto Torres, «di estrometterla dalla carica indicata se non avesse firmato una perizia con maggiorazione dei prezzi d’appalto dei lavori» a favore dell’impresa IGeCoRi srl.

Nella sua arringa l’avvocato Conti aveva detto senza mezzi termini che il dibattimento «poggiava su ragioni inconsistenti e su illazioni». E si era soffermato sull’assenza di «approfondimenti nell’attività investigativa». Il pm aveva aggiunto che le indagini erano state carenti anche sull’aspetto della presunta intimidazione alla parte civile. La frase che l’ingegnere avrebbe rivolto all’architetta «si presta a plurime interpretazioni – aveva spiegato la Asara – è lei che l’ha percepita come minaccia e pressione. Mentre una testimone ci ha detto che Vinci la pronunciò come se stesse parlando a una figlia». In sostanza la prova sarebbe stata solo la percezione avuta dalla professionista. «Difetta – aveva concluso il pm – anche la prova della volontà di Vinci di avvantaggiare l’impresa». Da qui la richiesta di assoluzione nel merito e non per prescrizione del reato.

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