Tende in piazza d’Italia per tornare al lavoro

Commercianti, ristoratori e baristi per tre giorni accampati nel cuore della città Gli organizzatori della manifestazione: «Fateci riaprire o finiremo a vivere così» 

SASSARI. Una novantina di tende da campeggio tirate su, con rigoroso distanziamento, in piazza d’Italia, proprio davanti a palazzo Giordano, sede della Prefettura. È l’ultimo tentativo di rivendicare il diritto a lavorare da parte di commercianti, ristoratori e baristi ridotti allo stremo dalle chiusure imposte dalle regole per il contenimento della pandemia. Da ieri pomeriggio e sino a venerdì, centinaia di partite Iva sull’orlo di una crisi di nervi stanno provando per l’ennesima volta e pacificamente a far sentire le loro ragioni, anche con l’ausilio di cartelli con su scritti messaggi inequivocabili come «non ci date soluzioni, ma solo restrizioni», «noi vi abbiamo sempre dato da mangiare, ora date da mangiare a noi», «il virus ci ha già tolto moltissimo, non toglieteci la libertà».

Slogan che riassumono i tre principali motivi della manifestazione, regolarmente autorizzata da questura e Comune. Nell’ordine: possibilità di riaprire le attività, ristori congrui e rapidi, e infine cancellazione totale del coprifuoco. «La tenda simboleggia il posto dove andremo a vivere se non ci sarà un immediato cambio di rotta da parte del governo», spiega Giuseppe Fadda, organizzatore dell’iniziativa e titolare a Sassari della catena Tie Break, 69 dipendenti tutti in cassa integrazione. L’auspicio è che le norme cambino al più presto. «Vogliamo ritornare a lavorare davvero così non possiamo più andare a vanti – continua – anche perché i cosiddetti ristori sono intempestivi e irrisori. È necessario, poi, che si esca una volta per tutte da questa estenuante altalena delle zone a colori. Ora, dopo quattordici mesi di sacrifici ci sentiamo in dovere di dire basta. Lo faremo nel cuore della città, ma senza alzare la voce, senza insultare nessuno e ovviamente senza mai ricorrere alla violenza».

Chiusure dei locali e coprifuoco? Per Fadda, arrivati a questo punto, sono provvedimenti inutili (e qui va direttamente a scontrarsi con il parere del direttore di Microbiologia e di Virologia dell’università di Padova, Andrea Crisanti, che è anche consulente scientifico per la Regione Sardegna e che ieri intervenendo a un programma su La7 ha ribadito la necessità di provvedimenti draconiani) . «La nostra categoria – insiste però Fadda – sta fungendo da capro espiatorio per la pessima gestione della campagna tamponi prima, poi del tracciamento e adesso delle vaccinazioni». Gli fa eco Massimo Pintus, titolare del ristorante Li Lioni, sulla strada per Porto Torres. «Sono anche io qui – dice sottolineando che la zona bianca per la Sardegna è stata un boomerang – perché il tempo è davvero scaduto, così non possiamo programmare la stagione». Parole amare condivise anche da Marta ed Emiliano, proprietari della caffetteria La Vie est Belle: «Su 70mila euro persi in un anno ne abbiamo ricevuto 9mila di ristori che sono finiti in affitto e tributi, vigliamo lavorare». E da Chiara Serra, che è venuta alla manifestazione di Sassari da Pattada e, in quanto titolare di un ingrosso che fornisce bibite a ristoranti e bar, è indirettamente coinvolta in quella che lei stessa definisce tragedia: «Chiusure e coprifuoco stanno riducendo alla fame tantissime famiglie di lavoratori, possibile che chi ci governa non se ne renda conto? Ora – aggiunge sconsolata – mi aspetto che almeno ci ascoltino».

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