Giallo a Badesi, teschio trovato in spiaggia

La scoperta a Baia delle Mimose fatta da un uomo insieme alla figlia. Indagano i carabinieri

SASSARI. In un primo momento ha pensato a una conchiglia levigata dall’azione dell’acqua. Solo dopo pochi momenti, scavando ai lati con le mani, si è reso conto che si trattava di un teschio. La scoperta l’ha fatta un uomo che l’altra sera passeggiava con la figlia nella spiaggia di Baia delle Mimose (nella zona di Badesi), in prossimità della foce del fiume. L’uomo ha informato della scoperta i carabinieri della compagnia di Valledoria che sono intervenuti e hanno repertato il cranio, lo hanno liberato dalla sabbia e - dopo avere valutato che attorno non vi era la presenza di altri resti dello scheletro - lo hanno preso in consegna e d’intesa con la procura della Repubblica di Sassari oggi lo consegneranno all’Istituto di Patologia forense di Sassari per gli esami del medico legale.

Non si conoscono molti particolari, ma dalle prime impressioni degli investigatori, il teschio - valutate le dimensioni - potrebbe essere parte del corpo di un bambino e sarebbe datato, probabilmente risalente a molti anni fa.

Grazie all’ausilio delle nuove tecniche (il metodo del carbonio) si cercherà di avere una datazione più precisa possibile, e solo successivamente si potrà anche procedere con una eventuale attività investigativa partendo dall’analisi delle denunce delle persone scomparse.

I carabinieri della compagnia di Valledoria hanno compiuto una perlustrazione attorno al punto dove è stato scoperto il teschio ma non sarebbero emersi altri resti. C’è da dire che la scoperta casuale da parte dell’uomo che passeggiava insieme alla figlia, potrebbe essere stata favorita dall’azione continua dell’acqua che spostando la sabbia ha reso possibile l’avvistamento della sommità del cranio.

L’ipotesi è che possa trattarsi di un corpo seppellito sotto la sabbia, proprio in quel punto chissà quanti anni fa. Oppure che sia stato il mare, o anche il fiume (in quel punto si incrociano) a riportare verso terra i resti umani che per un certo periodo sono stati custoditi sotto uno strato abbondante di sabbia e poi gradualmente sono riaffiorati.

Per dare una soluzione al giallo saranno determinanti i risultati degli esami ai quali il teschio verrà sottoposto nei prossimi giorni.

Circa due anni fa in un altra zona di mare, a Pineta Mugoni in territorio di Alghero, era stato rinvenuto uno scheletro che affiorava da sabbia e terra, imprigionato dalle radici degli alberi. Il cadavere era stato scoperto a metà gennaio del 2019 dagli agenti della Forestale, nell’angolo più lontano della pineta, tra la spiaggia e il mare che - nel tempo - ha scavato fino a scoprire definitivamente lo scheletro. I primi esami avevano consentito di ipotizzare che il corpo sarebbe quello di un uomo di una cinquantina di anni, probabilmente la vittima di un omicidio risalente almeno a vent’anni fa.Il corpo è stato tumulato quasi seduto, in una posizione strana, quindi. Una particolarità che ha aggiunto ulteriori interrogativi alla vicenda già di per se misteriosa. L’ipotesi degli investigatori è che l’operazione di seppellimento sia stata frettolosa e chi aveva bisogno di disfarsi del cadavere non avesse molto tempo a disposizione. La fossa sarebbe stata scavata con le dimensioni minime indispensabili per contenere il corpo dell’uomo che è stato poi seppellito rannicchiato, quasi seduto. Nessuna traccia di indumenti, neppure residui minimi, tanto da fare ipotizzare che l’uomo possa anche essere stato seppellito nudo. Le indagini non avevano portato a una soluzione del caso.

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