Serrande abbassate nei centri commerciali

Ieri mattina la protesta nazionale che ha coinvolto 30mila negozi: «Chiudiamo per riaprire»

SASSARI. Alle 11 anche nei centri commerciali cittadini le serrande dei negozi si sono abbassate per mezzora. Una protesta, l’ennesima, dal forte valore simbolico ma che tiene ancora una volta accesi i fari su quello che è l’argomento principale del comparto del commercio: le riaperture.

«In sicurezza, seguendo tutte le disposizioni delle norme anti-covid, ma vogliamo riaprire» è il filo conduttore del discorso. In questo caso, i negozi dei centri commerciali della Sardegna si sentono penalizzati dalle norme che impongono la chiusura, per quelle attività considerate non essenziali, nei giorni festivi e nei prefestivi da oltre sei mesi. Quelli più affollati dai consumatori e quindi più sotto controllo per gli assembramenti, ma anche quelli, guardando dalla visuale dei commercianti, più produttivi dal punto di vista del fatturato.

La protesta era nazionale e sul territorio italiano ha coinvolto 30.000 negozi e supermercati; e praticamente tutti i centri commerciali di Sassari hanno aderito: «Chiudiamo perché vogliamo aprire» era lo slogan che ha accompagnato la pacifica protesta,o rganizzata da Ancd, la struttura politico-sindacale delle Cooperative aderenti al Consorzio Nazionale Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc, il Consiglio nazionale dei centri commerciali e Federdistribuzione. La manifestazione voleva anche ribadire la sicurezza dei centri, parchi e gallerie commerciali che, sin dall’inizio della pandemia, hanno adottato protocolli rigorosi.

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