Scoperta a Bonorva centrale della droga

Eseguite dai carabinieri 7 misure cautelari, 20 gli indagati. I clienti pagavano lo stupefacente con il Reddito di cittadinanza

SASSARI. Blitz dei carabinieri all’alba, a conclusione di una lunga attività, per stroncare lo spaccio di droga nella zona di Bonorva e nel territorio. In azione i militari della compagnia di Bonorva con il supporto dei colleghi del comando provinciale di Sassari, lo Squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna ed il Nucleo cinofili. Sono state eseguite le misure peviste da una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Sassari nei confronti di 7 indagati. Notificate le informazioni di garanzia ad altri 10, per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico è finito Giovanni Sassu, 34 anni di Bono. Domiciliari per altri cinque: Alessandro Tedde, 43 anni; Giuseppe Sotgiu, 30; Gianfranco Muroni, 39; Gavino Fadda, 28, tutti di Bonorva. Obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria, invece, per Mauro Daddi, 28 anni di Giave, e Salvatore Serra, 28, di Bonorva.

L’operazione antidroga - denominata “KM 170” ha preso il via da una prima fase sviluppata dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Bonorva, sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Giovanni Porcheddu, durata circa un anno. Il primo passo era stato il rinvenimento di circa 400 grammi di marijuana in una casa cantoniera del Comune di Giave.

I militari utilizzando tecniche d’indagine tradizionali (in particolare pedinamenti e osservazioni nei luoghi ritenuti di interesse) e quelle di tipo tecnico hanno potuto accertare e ricostruire una rete di persone impegnate nell’attività di spaccio nel territorio di Bonorva ma anche in altre zone. La banda, infatti, aveva stabilito solidi contatti con altri giovani di Bono e Alghero: i carabinieri hanno accertato che il gruppo acquistava la droga (sia marijuana che cocaina) per immetterla principalmente nel mercato bonorvese, puntando su “un prodotto di qualità” e valorizzando il rapporto di fiducia con gli acquirenti. Così la domanda è cresciuta in maniera esponenziale con il passare del tempo.

Da sottolineare che gli stratagemmi adottati dagli spacciatori gli hanno consentito di non fermarsi neanche durante il periodo dell’emergenza pandemica: nei dialoghi utilizzavano termini criptici, gli incontri avvenivano di persona e i pagamenti erano dissociati dalla cessione dello stupefacente.

La centrale - secondo gli investigatori - era nella zona di Bonorva. Interessante un altro particolare scoperto dai carabinieri: alcuni consumatori e rivenditori al dettaglio di droga, riuscivano a pagare le forniture anche grazie ai sussidi statali percepiti con il Reddito di cittadinanza. La droga recuperata nel corso delle indagini e quella sequestrata durante le perquisizioni effettuate ieri, ammonta complessivamente a 45,5 chili di marijuana, 600 grammi di hashish e 70 di cocaina. Due persone di Bonorva sono state denunciate per detenzione abusiva di un fucile calibro 12. (g.baz.)

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