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Sassari, stalking e odio etnico 60enne alla vicina: «Sei una sporca negra»

Nadia Cossu
Il tribunale di Sassari dove si è tenuto il processo
Il tribunale di Sassari dove si è tenuto il processo

Offese e insulti sarebbero stati rivolti anche ai figli minori. La donna a giudizio. Tra le accuse: sputi e abiti stesi rovinati

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SASSARI. “Cosa ci fanno qua questi negri meticci bastardi?”, “Persone come te vanno ammazzate con una pistola”, “Sei una sporca negra”.

Sono solo alcune delle frasi che una sassarese avrebbe rivolto alla propria vicina di casa di origini brasiliane, ai suoi due bambini e al marito. Non solo parole: nella richiesta di rinvio a giudizio firmata nel 2018 dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu all’imputata veniva infatti contestata una serie di comportamenti offensivi e irrispettosi come sputi, danneggiamento di indumenti stesi e altro ancora.

Per questi fatti è finita a processo una sessantenne sassarese con l’accusa di atti persecutori e «condotte di minaccia e di molestia per finalità di discriminazione e di odio etnico». L’imputata avrebbe, secondo la contestazione iniziale della Procura, «posto in essere atti di prevaricazione e di prepotenza» nei confronti dei vicini di casa che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Nicola Lucchi. Condotte considerate razziste. La sessantenne sassarese avrebbe cioè mal tollerato quella famiglia mulatta che abitava a pochi metri da casa sua (nel quartiere residenziale di Luna e Sole) e di conseguenza si sarebbe comportata con disprezzo nei confronti di ciascuno dei componenti, adulti e bambini.

Lo dimostrerebbero gli epiteti riportati nel capo di imputazione: “Baldracca”, “te ne devi andare via dall’Italia” e altre volgari esternazioni dello stesso tenore. Il pm accusava la donna di «aver tenuto comportamenti scontrosi, aggressivi e offensivi e di aver molestato reiteratamente la vicina con sputi». In alcune occasioni, ancora, avrebbe «strattonato e rimproverato immotivatamente i figli minori» e una volta avrebbe persino «percosso il coniuge appellandolo come “drogato di mer... tua moglie è una putt...”».

Gli atti persecutori si sarebbero concentrati tra febbraio e giugno del 2017. L’imputata (difesa dall’avvocato Francesco Cubeddu) avrebbe anche «propagato rumori molesti attraverso le pareti delle abitazioni limitrofe, danneggiato capi di abbigliamento stesi e in più occasioni avrebbe legato il proprio cane nei pressi del terrazzino della persona offesa per infastidire e aizzare il cane della stessa».

Ora il processo si avvia verso la conclusione e il pubblico ministero (diverso dal titolare dell’inchiesta) ha chiesto l’assoluzione per l’imputata non ravvisando comportamenti vessatori. La prossima settimana la parola passerà al legale di parte civile Nicola Lucchi che per contro chiederà la condanna dell’imputata. Poi sarà la volta della difesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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