Osilo, niente tavoli esterni per il ristorante il Castello

Diniego del Comune: la strada è troppo stretta per concedere suolo pubblico Il gestore: «Dovrebbero aiutarci». Il dirigente: «Fateci una proposta alternativa» 

OSILO. È sconfortato e amareggiato, Marco Tassu, titolare dell’osteria-caffè “Il Castello”, per il diniego, da parte del Comune, dell’autorizzazione a occupare il suolo pubblico con i suoi tavolini all’aperto. Senza la possibilità di svolgere un servizio e apparecchiare all’esterno del proprio locale, infatti, l’intera attività di ristorazione sarebbe compromessa.

«Sia ben chiaro – dice Tassu – sono consapevole che si tratta di una decisione perfettamente legittima, ma è altrettanto vero che dovunque in Italia, per venire incontro alle attività di ristorazione così duramente colpite dal Covid, si stanno adottando decisioni diverse, che consentono di lavorare anche a chi non ha altri spazi per operare all’aperto».

«Di certo – aggiunge Marco Tassu – non aiutano i rapporti tesi col Comune per via del contenzioso sulla locazione dell’immobile di proprietà dell’ente».

Il problema, secondo il provvedimento di diniego, è costituito dalla larghezza della sede stradale, che nel tratto in questione è di 4,26 metri, per cui, si legge nella nota della responsabile del settore Affari generali del Comune Monica Zanda «considerata l’impossibilità della chiusura al traffico di via Monte Granatico poiché potrebbe essere precluso o ritardato l’eventuale passaggio di un mezzo di soccorso anche in presenza di un eventuale percorso alternativo, non è possibile autorizzare l’occupazione del suolo pubblico in Via Monte Granatico nello spazio antistante il ristorante “Il Castello».

La pagina facebook di Marco Tassu in cui in cui viene comunicata l’impossibilità di lavorare per il divieto di sistemare i tavolini all’aperto, è stata sommersa di like e di commenti, pressoché unanimemente a sostegno del ristoratore. Anche perché, sottolineano in molti, il traffico in via Monte Granatico è davvero limitato, e in ogni caso si sarebbe potuto trovare un percorso alternativo. Qualcuno ricorda come la stessa via sia rimasta chiusa per anni, quando proprio l’edificio del Monte Granatico era stato dichiarato pericolante.

Il nodo sarebbe l’articolo 20 del codice della strada, che disciplina l’occupazione della sede stradale all’interno dell’abitato e che prevede che la stessa sia consentita “a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico ovvero, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione».

Ma chissà se c’è una qualche via d’uscita, perché, dice Monica Zanda, il «preavviso di rigetto trasmesso al Castello ha una finalità collaborativa». Per cui se il ristoratore presentasse una proposta fattibile, «la stessa potrebbe essere presa in considerazione».

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