Il padre accusato di abusi ottiene l’audizione del figlio

I giudici d’appello hanno accolto la richiesta del pg e degli avvocati difensori Il ragazzo (all’epoca minore) dirà la sua verità a distanza di 14 anni dai fatti

SASSARI. Con una settimana di anticipo rispetto all’udienza già calendarizzata i giudici della corte d’appello di Sassari hanno detto “sì” all’audizione in aula di un figlio presunta vittima di abusi sessuali da parte del padre.

Un ragazzo di 21 anni oggi, un bambino di 7 anni quando, nel 2007, con le sue parole fece finire in tribunale il proprio padre che, al termine del processo di primo grado, è stato condannato a sei anni di carcere. La richiesta di chiamare a testimoniare la presunta vittima era stata avanzata dal procuratore generale Stefano Fiori lo scorso aprile. Al termine della requisitoria il pg aveva chiesto da un lato la conferma della condanna con un aggiunta di due anni – a otto anziché a sei – e dall’altra aveva invitato i giudici, qualora lo avessero ritenuto opportuno (per arrivare a una sentenza “oltre ogni ragionevole dubbio”) a chiamare a deporre in aula il figlio dell’imputato. Ieri mattina, il collegio presieduto da Maria Teresa Lupinu ha deciso di riaprire l’istruttoria e la prossima settimana figlio e padre si rivedranno, a distanza di moltissimo tempo, in un’aula della corte d’appello.

Nel 2008, durante l’incidente probatorio, il bambino, che in un primo momento aveva accusato il padre di pedofilia, aveva parzialmente ritrattato le accuse: «Mi ha fatto male – aveva detto – ma con un coltello e mentre dormivo». Un racconto inverosimile che secondo la madre – testimone nel processo di primo grado all’ex marito – andava attribuito a un estremo tentativo del piccolo di aiutare il padre.

Un racconto confuso nel quale il bambino non aveva però mai detto di esser stato violentato dal papà. Dichiarazioni che l’imputato, un imprenditore di 43 anni, ha sempre considerato conseguenza delle gravi tensioni vissute in famiglia durante le burrascose fasi della separazione della coppia. L’uomo, difeso dagli avvocati Antonio Secci e Mario Spanu, nel corso degli anni ha respinto quelle terribili accuse proclamando con forza la propria innocenza. Dall’altra parte, a rappresentare suo figlio, la ex moglie che si è costituita parte civile con l’avvocato Gabriela Pinna Nossai. Il legale, condividendo le conclusioni del pg e ricordando il grave disagio vissuto allora dal bambino, ha chiesto la condanna del 43enne.

Gli avvocati della difesa si sono associati alle richieste della procura generale ritenendo importante sentire il 21enne in aula. Evidentemente nella convinzione che, a distanza di tempo e con la maturità acquisita, possa chiarire cosa accadde nella sua vita quattordici anni fa. Secondo i due legali le accuse nei confronti dell’imprenditore sono infondate e, tra le altre cose a sostegno della loro tesi, ci sarebbe una perizia eseguita dal medico sulle parti intime del bambino che sarebbero state oggetto di violenza con il coltello. «Il pediatra riscontrò un arrossamento – hanno spiegato Secci e Spanu – ma non ha saputo chiarirne la causa. Di certo non era presente un taglio e il rossore poteva essere frutto di uno sfregamento o avere qualsiasi altra origine».

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