Sassari, Lugliè: «L’aria pulita può rilanciare l’economia»

L'assessora comunale e docente di Ecologia, commenta i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente

SASSARI. L’aria buona sassarese? Un mix fortunato di fattori ambientali, clima, vento. E, in fondo, anche un indicatore di crisi, visto che la scarsa presenza di polveri sottili significa scarsa “attività antropica” e presenza di industrie. Ma anche un biglietto da visita da sfruttare a livello turistico e un indice di buona qualità della vita che sfugge agli aridi calcoli del Pil pro-capite ma vale molti soldi risparmiati, in cure mediche soprattutto.

Non sono una sorpresa i dati dell’Agenzia europea dell'ambiente sulla qualità dell’aria urbana, che vedono Sassari primeggiare in Italia e staccare un clamoroso 14° posto in Europa tra quelle meno inquinate dal particolato sottile (PM2.5). Confermati da un recente studio di Legambiente sui capoluoghi di Provincia che vede Sassari tra le migliori in Italia per le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2). E da un interessante lavoro che un gruppo di ricercatori della facoltà di Agraria sta portando avanti sulla concentrazione di Co2 in città pre e post Covid, con numeri di partenza su livelli ottimi e ulteriormente, e drasticamente, calati durante il lockdown.



L’aria sassarese insomma, per una serie di fattori, è buona. «E questo non è un dato di poco conto – spiega Antonella Lugliè, assessora comunale all’Ambiente e professore associato di Ecologia all’università di Sassari – l’inquinamento atmosferico è una piaga dei nostri tempi e ogni anno, solo in Italia, causa 60mila morti premature e ingenti costi sanitari. Certo, l’aria pulita può essere anche un indicatore di crisi, visto che deriva dalla scarsa attività antropica, e molto deriva da fortune naturali, come lo spostamento di masse d’aria, l’assenza di cinture che impediscono la dispersione degli inquinanti, come sono le Alpi per la pianura padana, il clima. Ma è arrivato il momento di mettere a frutto questa fortuna, di prenderne piena coscienza».

Una patente green che dovrebbe diventare distintiva per la città di Sassari insomma: «Chiaramente da affiancare, come già stiamo cercando di fare, con una serie di azioni che la rinforzino, la rendano parte di un sistema. Da quest’anno abbiamo tre spiagge bandiera blu nel territorio comunale, stiamo mettendo a regime un appalto per la raccolta rifiuti con importanti novità, implementando buone pratiche nelle scuole e a tutti i livelli della vita amministrativa. Una città con una pronunciata anima green, che parte da questi importanti riconoscimenti internazionali, potrebbe attirare un certo tipo di turismo, e magari anche parte della nuova categoria di smart-worker che possono decidere di lavorare da dove vogliono e potrebbero unire i servizi di un capoluogo di provincia a una alta qualità dell’ambiente».
 

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