Il padre in aula: «Ancora la chiamo al telefono spento»

«Io e Speranza avevamo un modo di tenerci in contatto che ci faceva sentire vicini tutti i giorni, anche quando viveva a Genova. Anche due o tre volte al giorno le facevo uno squillo al cellulare e...

«Io e Speranza avevamo un modo di tenerci in contatto che ci faceva sentire vicini tutti i giorni, anche quando viveva a Genova. Anche due o tre volte al giorno le facevo uno squillo al cellulare e lei mi rispondeva con un altro squillo. Per me e mia moglie voleva dire che nostra figlia stava bene e questo ci rassicurava anche
se non sentivamo la sua voce». Ieri mattina davanti ai giudici della corte d’Assise di Sassari Salvatore Ponti, il padre della 50enne trovata senza vita in un campo alla periferia di Alghero a gennaio del 2020,


è stato il primo dei testimoni del pubblico ministero a rispondere alle domande

del pm e degli avvocati della difesa e della parte civile.

«L’ultimo squillo - ha detto il padre della vittima in aula - Speranza me lo fece il 5 dicembre del 2019 e da quel momento non abbiamo più avuto sue notizie. Ancora oggi - ha detto l’anziano genitore ai giudici - continuo a chiamare

il telefono spento di mia figlia per fare quello squillo che mi teneva legato a lei». Era stato proprio il padre di Speranza Ponti il 17 dicembre del 2019
a recarsi dai carabinieri di Alghero per presentare una denuncia di scomparsa. A fine gennaio del 2020 Massimiliano Farci era stato messo alle strette dai carabinieri e aveva fatto ritrovare il corpo della fidanzata, ma ha sempre negato di averla uccisa.


WsStaticBoxes WsStaticBoxes