«Basta passerelle, a Ozieri servono soluzioni urgenti»

Il vicesindaco Sarobba: troppi problemi non ancora risolti nella nostra sanità Carenza di personale e ambulatori chiusi: «Temussi e Nieddu vengano qui»

OZIERI. Ancora tanti problemi non risolti nella sanità territoriale, per discutere dei quali è necessario un confronto aperto con le massime autorità sanitarie regionali. È il pensiero del vicesindaco di Ozieri Gigi Sarobba, che a distanza di alcune settimane fa suoi gli appelli del territorio e rilancia, chiedendo che si tenga con urgenza a Ozieri un incontro con il commissario dell’Ats Massimo Temussi e con l’assessore regionale Mario Nieddu. «Ma non la solita passerella per i reparti dell’ospedale Segni dove le autorità sanitarie fanno complimenti e prendono impegni che poi non vengono mantenuti – dice Sarobba – ma una tavola rotonda in una sede istituzionale comunale, con i numeri alla mano e impegni seri e reali».

Un po’ come è avvenuto a Bono qualche giorno fa, quando da un dibattito franco sono scaturite delle soluzioni reali almeno a una parte dei tanti problemi della sanità del territorio. Problemi che anche a Ozieri sono tanti, e che sono causati principalmente dalle carenze di personale che tra l’altro hanno provocato dal primo luglio la chiusura dell’ambulatorio di odontoiatria e che bloccano le attività di quello di neurologia. «E sappiamo bene cosa significa la chiusura degli ambulatori – aggiunge il vicesindaco Sarobba – ovvero che le persone devono rivolgersi agli studi privati, e di certo non tutti possono permettersi di ricorrere a costose cure, a cominciare dagli anziani con piccole pensioni e dalle famiglie disagiate con figli a carico».

Oltre al lungo elenco già messo nero su bianco dalla commissione comunale prima e da quella distrettuale poi, Sarobba cita altri disagi subiti dagli utenti del territorio. Come la difficoltà, per non dire impossibilità, a prenotare visite in cardiologia e oculistica, il blocco da due anni degli esami di endoscopia digestiva, la nefrologia e la dialisi a ranghi ridottissimi, l’oncologia ancora costretta in locali angusti e del tutto insufficienti, Questo nell’ospedale, mentre per il territorio mancano infermieri (la stima è di almeno 12), Oss (14) e professionisti della riabilitazione (2), il centro di salute mentale opera a singhiozzo, la farmacia territoriale apre un solo giorno a settimana mentre quella interna dell’ospedale ha a sua volta gravi carenze di personale. Ultimo ma non ultimo, il centro trasfusionale e laboratorio analisi, dove manca personale tecnico per la citogenetica (anche se a quanto pare almeno una figura di biologo sta per essere inserita). Insomma, un lungo elenco, come detto, di situazioni da risolvere, su cui spicca il reparto di semi intensiva «allestito con le donazioni della collettività ma del quale non si vede all’orizzonte l’apertura» conclude Sarobba.

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