Uccise un coetaneo a Ossi condannato a 25 anni

Ieri il verdetto della corte d’assise per il delitto della notte di Natale del 2019 Giuseppe Dibo Elias aveva accoltellato Giovanni Fresi e poi aveva confessato

SASSARI. Jeans e camicia bianca, linda, con le maniche arrotolate, indossata con la disinvoltura tipica di un bel giovane di 27 anni. Giuseppe Dibo Elias, ieri mattina, ha ascoltato in silenzio da dietro le sbarre la lettura della sentenza da parte del presidente della corte d’assise Massimo Zaniboni.

Per lui, accusato di aver ucciso la notte di Natale del 2019 il coetaneo Giovanni Fresi con un coltello nella discoteca Blu Sta di Ossi, è arrivata la condanna a 25 anni e sei mesi di carcere. Stessa pena che era stata chiesta dal pubblico ministero Angelo Beccu. Ha abbassato gli occhi solo per un istante, poi ha accennato un sorriso appena percettibile da dietro la mascherina rivolto alla mamma presente in aula prima di essere preso nuovamente in custodia dagli agenti della polizia penitenziaria che lo hanno riaccompagnato a Bancali.

«Venticinque anni sono un segnale di speranza – il commento dei difensori Luigi e Gabriele Satta – perché il nostro assistito avrà almeno una prospettiva di vita dopo la detenzione. Quando leggeremo le motivazioni valuteremo cosa fare».

L’omicidio di Natale di due anni fa era maturato in un ambiente fatto di ostilità e minacce reciproche. Il pubblico ministero aveva ricostruito “le sequenze” partendo dal debito di droga di Dibo Elias con uno spacciatore di Sassari e l’intromissione di Giovanni Fresi perché lo estinguesse. Così fra i due, un tempo amici, si sarebbe generato «un odio profondo, viscerale». Con la vittima che minacciava sia l’imputato che la sua famiglia, costretti persino a lasciare la Sardegna per paura. Poi il rientro a Ittiri, per arrivare a pochi giorni prima di Natale quando Fresi aveva incontrato la ex fidanzata di Dibo e, non sapendo che i due si erano lasciati, attraverso lei aveva rivolto minacce all’imputato. Giuseppe Dibo Elias era venuto a saperlo «ed è con questo spirito che la notte del 25 dicembre, armato di un coltello da cucina e delle peggiori intenzioni, va in discoteca, sapendo con certezza che vi troverà il suo rivale» aveva detto Beccu motivando con questa dinamica l’aggravante contestata della premeditazione.

Nel dispositivo vengono riconosciute all’imputato le attenuanti generiche e quella «dell’aver agito in stato d’ira determinato da fatto ingiusto altrui». Ossia la provocazione. Era stato lo stesso pm a chiedere che venisse concessa questa attenuante sottolineando anche un altro aspetto importante: «Giuseppe Dibo Elias ha confessato, si è arreso spontaneamente ponendo fine alla sua fuga e consegnandosi ai carabinieri». E «ha chiesto scusa alla sorella della vittima».

Agnese Fresi si è costituita parte civile con l’avvocato Elisabetta Udassi: la corte ha condannato l’imputato al risarcimento del danno da liquidarsi in separato giudizio civile, assegnando una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro.

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