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Martis, ancora in Rianimazione l’allevatore ferito

Martis, ancora in Rianimazione l’allevatore ferito

Alessandro Saba è grave ma non in pericolo di vita. La Procura apre un’inchiesta sull’accoltellamento

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MARTIS. Sono arrivati velocemente a una svolta nelle indagini i carabinieri del comando provinciale di Sassari, impegnati nel corso del fine settimana a far luce sul misterioso episodio avvenuto nelle campagne di Martis tra venerdì e sabato e anticipato ieri dalla Nuova Sardegna.

Ieri mattina gli investigatori dell’Arma hanno consegnato nell’ufficio del sostituto procuratore Angelo Beccu, titolare dell’inchiesta, un’informativa sull’accaduto e le dichiarazioni di tre delle quattro persone coinvolte nella violenta lite. Manca ancora quella di Alessandro Saba, l’allevatore di 44 anni accoltellato a un fianco e ancora ricoverato in gravi condizioni.

L’uomo è figlio di Valentino Saba, ucciso il 2 dicembre del 2015 (per l’omicidio è stato condannato con sentenza definitiva a 14 anni e 4 mesi Gavino Addis). Secondo al ricostruzione dei carabinieri nella tarda serata di venerdì sarebbe scoppiata una lite tra quattro allevatori per motivi di sconfinamento di pascolo di alcune pecore.

In tre sono rimasti feriti, di cui uno, Alessandro Saba, in modo rave. A fronteggiarsi sono stati da un lato Saba con uno zio di 72 anni e dall’altro padre e figlio di 62 e 30 anni di Fonni. Nella colluttazione Alessandro Saba, è rimasto ferito all’addome da un oggetto appuntito e ora, dopo un intervento chirurgico, si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Santissima Annunziata di Sassari.

Le sue condizioni sono gravi ma la sua vita non sarebbe in pericolo. Feriti anche i contendenti padre e figlio, che hanno riportato fratture e contusioni. La dinamica è ancora in fase di ricostruzione da parte dei carabinieri della comando provinciale di Sassari. Nessuno dei quattro contendenti è stato ancora denunciato, ma sono attesi sviluppi dell’inchiesta nelle prossime ore.

Pare che Alessandro Saba sia stato chiamato al cellulare da una zia mentre si stava preparando per uscire dal paese per un impegno. La donna gli avrebbe rappresentato un problema relativo al gregge di pecore che avrebbe sconfinato nel terreno confinante. Da qui l’esigenza di intervenire subito per scongiurare problemi con i confinanti.

Una volta arrivato nell’ovile, il giovane avrebbe effettivamente accertato lo sconfinamento e sarebbe stato accolto da una persona con la quale avrebbe cominciato a discutere per risolvere il problema. Subito dopo sarebbe avvenuta l’aggressione.

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