Un tesoro archeologico dimenticato da sei anni

Rimpallo di competenze per gli interventi nell’area della banchina Dogana-Segni L’Autorità di sistema portuale aveva stanziato 500mila euro per il recupero

PORTO TORRES. Perché gli interventi pubblici già finanziati per la valorizzazione del vasto patrimonio archeologico di Porto Torres tardano a realizzarsi? È la domanda più ricorrente dei cittadini in questi anni. Gli enti pubblici fanno invece a rimpallo sulla competenza per avviare la progettazione, mentre la politica – che deve “sorvegliare” quel che accade nel proprio territorio comunale – se ne sta tranquilla in disparte ad attendere che l’opera venga finalmente appaltata.

Sono trascorsi sei anni e quei tesori archeologici custoditi sotto la gradinata che collega la banchina del molo sud con la stazione marittima, non possono ancora essere visibili al pubblico. Si tratta di un patrimonio culturale prezioso che si affaccia sulla lunga banchina Dogana-Segni, nella parte del porto commerciale più vicino alla città, dove l’Autorità di sistema portuale “Mar di Sardegna” ha stanziato 500mila euro per sostenere la spesa di valorizzazione dell’area e renderla poi fruibile al pubblico. Qualche anno fa l’Adsp aveva avviato un’interlocuzione con Soprintendenza e Comune per stilare una convenzione che determinasse le linee guida di completamento del recupero e della gestione di tutto il complesso. Dalle parole non si è però mai passati ai fatti concreti, nel senso che ognuno dei due enti (Soprintendenza e Autorità di sistema portuale) è sicuro di aver fatto fino in fondo il proprio dovere. «Se la Soprintendenza non definisce le linee guida sui lavori da fare – scrive l’Adsp – noi non possiamo intervenire. I soldi sono stanziati, ma non possiamo metterci mano senza il loro coordinamento». La Soprintendenza archeologica, di contro, assicura di non aver mai ricevuto comunicazione in questi mesi: «Avevamo mandato anni fa un disciplinare, se l’hanno perso ce lo possono richiedere».

Un botta e risposta che comunque non rende chiara la tempistica sulla progettazione e sull’avvio degli interventi previsti in quell’area. E che ritarda il tanto auspicato passaggio pedonale dalla città moderna a quella antica, con l’illuminazione e l’arredamento interno. Le indagini della Soprintendenza per i Beni archeologici avevano permesso di mettere in luce diverse strutture di età romana, costruzioni portuali di edifici con pavimento a mosaico e resti della rete viaria che collegava direttamente il porto con la colonia romana di Turris Libisonis. Una vera e propria attrazione per i turisti che sbarcano dalle navi e per i visitatori che vogliono immergersi nella storia antica di Porto Torres. Nel finanziamento previsto dall’Adsp anche le strutture archeologiche scoperte durante la realizzazione della nuova viabilità di collegamento fra i moli di levante e di ponente. Reperti ora in totale abbandono. Le liste che hanno concorso alle ultime amministrative hanno dedicato ampio spazio, nei rispettivi programmi, alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Ma alle parole non sono seguiti i fatti.

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