Ferragosto a serrande abbassate

In città tanti locali chiusi per ferie. Canu (Confcommercio): «Bisogna provare a programmare»

SASSARI. I turisti a Sassari a Ferragosto sono un po’ come la foca monaca nel Mediterraneo: c’è sempre qualcuno che li avvista e poi li vede dissolversi quasi impalpabili fino all’estate successiva. Comunque esistono, hanno sempre lo stesso aspetto e tengono un comportamento standard: vagano straniti alla ricerca di un museo aperto, cercano un bar per rinfrescarsi come un’oasi del deserto, bramano disperatamente un ristorante dove rifocillarsi. Ad accogliere questi (solitamente pochi) coraggiosi c’è sempre una città vuota, che anche quest’anno ha abbassato le serrande offrendo uno spettacolo abbastanza desolante soprattutto all’inizio di questa settimana.

Il problema è che se i turisti che si avventurano a Sassari (dove non si fanno questioni personali: musei e monumenti sono difficili da visitare anche negli altri periodi dell’anno anche per i sassaresi) non sono tanti, complice soprattutto l’assenza del grande evento dei Candelieri, i sassaresi rimasti in città invece erano numerosi e molti si sono lamentati, indispettiti, di essersi ritrovati in mezzo al nulla da un giorno all’altro. I cartelli “chiuso per ferie” in effetti abbondano, soprattutto al centro: panetterie, bar, ristoranti, fruttivendoli, gioiellerie, negozi di abbigliamento hanno abbassato la serranda concedendosi qualche giorno di pausa (a volte anche un paio di settimane) che in qualche modo stridono con le sacrosante rivendicazioni portate avanti per le chiusure forzate imposte nei momenti più difficili della pandemia. In realtà il discorso è più complesso, come sottolinea il presidente della Confcommercio territoriale Piergiuseppe Canu: «La nostra associazione non dà mai indicazioni in questo senso e la città nei giorni a cavallo di Ferragosto non è così popolata, soprattutto ora che mancando i Candelieri mancano anche tutti quegli eventi legati alla Faradda che in qualche modo contribuivano a richiamare la gente – dice –. In più, quest’anno ci si è anche messo il caldo a svuotare le strade ed evidentemente molti hanno preferito chiudere. Teniamo conto inoltre che si tratta anche di pochi giorni, da quello che ho visto io la maggior parte riaprirà il 23 e soprattutto che le ferie consentono anche la turnazione del personale, quindi si tende anche a scegliere il periodo dell’anno più adatto e spesso è anche un problema di costi, più che di incassi».

Sta di fatto che quest’anno, più di altre volte, si è avuta la sensazione di una città chiusa per ferie tutta in una volta, dove per fare la spesa o anche prendere un caffè bisogna uscire dai circuiti abituali: «Diciamo che la soluzione migliore in questi casi è quello di programmare e progettare – aggiunge il presidente della Confcommercio –. Mi spiego meglio: quello che può convincere un commerciante a tenere aperto il proprio esercizio anche in questi giorni e gestire diversamente le ferie, proprie e del personale, è la certezza che, comunque, in quei giorni la città sarà popolata perché sono previsti una serie di eventi. Non parlo solo dei Candelieri, che nelle ultime due edizioni sono stati condizionati dalla pandemia, ma anche di eventi culturali di un certo rilievo. Se io so in anticipo che in una determinata settimana c’è un importante festival di cinema o letterario, posso anche pensare di programmare le ferie in un altro periodo. Ovviamente questo comporta una programmazione che possa poi portarci a sedere intorno al tavolo tra associazioni e amministratori per discutere su come organizzarci».

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