Argenteria rubata due condannati

Avevano venduto 18 chili di pregiati oggetti a un Compro oro Estranei al furto erano imputati “solo” di ricettazione

SASSARI. Erano stati contattati da un amico che chiedeva loro una mano per vendere in un “Compro oro” di Sassari vari pezzi di argenteria. Oggetti che avrebbero fatto parte – così lui aveva raccontato – di un patrimonio di famiglia di cui l’uomo voleva disfarsi. Ma i due, dopo aver portato a termine la “cortesia”, sono finiti a processo per ricettazione e il giudice Sergio De Luca, riqualificando il reato in favoreggiamento, li ha condannati entrambi a dieci mesi di reclusione. L’amico è invece stato accusato di furto e la sua posizione, stralciata, ha seguito un percorso processuale differente.

La vicenda risale a marzo del 2016 quando una persona avrebbe contattato due conoscenti perché lo accompagnassero a portare degli oggetti in un Compro oro di via Deledda, a Sassari. Aiuto accordato.

Tutti e tre insieme erano entrati nel negozio con quattro buste per la spesa contenenti 18 chili e mezzo di argento per un valore di circa quattromila euro. La commessa del compro oro, visto il quantitativo particolarmente imponente, si era insospettita e aveva chiamato il titolare che, a sua volta, aveva allertato i carabinieri.

Le indagini successive avevano consentito di ricostruire i fatti e si era scoperto che l’argenteria era stata rubata dall’amico iniziale (quello che aveva chiesto il favore) alla propria sorella. Pare che l’uomo il giorno prima fosse entrato nella villa di lei ad Alghero e avesse portato via di tutto: teiere, piatti, piattini, posate, caraffe, zuccheriera, candelabri, vassoi, forbici, svuota tasche.

I due imputati difesi dagli avvocati Carlo Foddai e Gabriela Pinna Nossai (sostituita in aula per la discussione dall’avvocato Martina Salaris) erano chiamati a rispondere di ricettazione. Ma nell’udienza precedente i due avevano dichiarato di non sapere nulla del furto e di trovarsi lì soltanto per dare una mano a un amico che aveva bisogno di impegnare quell’argento di famiglia.

Chiusa l’istruttoria dibattimentale il pm Simone Sassu ha chiesto la condanna a due anni e 4 mesi. La difesa, puntando sul fatto che i loro assistiti non sapessero che l’argenteria fosse provento di furto, hanno chiesto l’assoluzione. Il giudice De Luca, ha riqualificato il fatto in favoreggiamento e ha condanno gli imputati a 10 mesi di reclusione.



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