Rom, continua la protesta linea dura del Comune

I Korakhanè “occupano” piazzale Segni e chiedono di essere spostati dal campo L’assessore Meazza mette in campo la polizia locale: «Tornate a Piandanna» 

SASSARI. Sale la tensione la comunità bosniaca Korakhanè, di religione musulmana, che occupa parte del campo di Piandanna e l’amministrazione comunale. Un gruppo di nomadi, gli stessi che nei giorni scorsi si sono presentati con camper, roulotte e bambini al seguito all’assessorato ai Servizi sociali in via Zara chiedendo un immediato trasferimento dal campo, stanno infatti continuando a installarsi con i loro camper in varie parti della città. In piazzale Segni, sostanzialmente, da dove sono stati invitati ad andare via lo scorso martedì per poi ripresentarsi ieri notte, ma anche in via La Malfa, nei posteggi del campo di calcio di Carbonazzi.

A far saltare i nervi ai nomadi il cluster di covid all’interno del vicino campo occupato dalla comunità ortodossa, con 18 positivi, sei famiglie in quarantena (circa 35 persone) e un decesso registrato ai primi di settembre, che però sarebbe assolutamente sotto controllo, con le due comunità che comunque non hanno nessun tipo di rapporto e contatto tra loro.

Da qui il braccio di ferro con il Comune, con l’assessore Meazza che già all’incontro di martedì aveva chiarito che soluzioni per risolvere la drammatica situazione del campo di Piandanna (e non per il cluster di Covid) sono allo studio, ma che per proseguire il dialogo la protesta itinerante doveva immediatamente concludersi. Posizione che evidentemente non ha convinto i rappresentanti del nutrito gruppo di Korakhanè: 13 famiglie, 65 persone e tantissimi bambini in età scolare, che non hanno nessuna intenzione di tornare al campo e chiedono una immediata sistemazione.

Abbastanza per fare saltare i nervi al neo insediato assessore ai Servizi Sociali che, in accordo con il comandante della Polizia locale Gianni Serra, ha annunciato che piazzale Segni, e tutte le altre destinazioni segnalate da parte del gruppo, saranno presidiate, e nessuna ulteriore forzatura sarà ulteriormente tollerata.

La situazione insomma è esplosiva. E molto confusa. Come dimostra il caos scoppiato nei giorni scorsi in una scuola cittadina, con alcuni genitori che lamentavano la presenza in classe di un bambino proveniente dal campo di Piandanna, a loro dire fuggito dalla quarantena, e in realtà proveniente dalla zona musulmana e non da quella ortodossa, dove è presente il cluster e che è sotto stretta osservazione.

A complicare il tutto il fatto che, pur centrando poco con il Covid, la situazione del campo dei Korakhanè è oggettivamente drammatica, e una possibile soluzione, seppur allo studio, non sembra davvero dietro l’angolo. Da anni infatti si cercano soluzioni alternative al campo e per ora, pur avendo a disposizione 545mila euro dalla Regione, ogni tentativo di ricollocazione è miseramente fallito, anche per il totale rifiuto da parte della popolazione di farsi carico del problema.

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