Incidente sul lavoro ad Ardara, a processo la titolare dell’impresa

SASSARI. Per la Procura non avrebbe valutato correttamente i rischi connessi «alle lavorazioni in quota» stabiliti da precise disposizioni contenute nel Piano operativo di sicurezza. E per questo, in...

SASSARI. Per la Procura non avrebbe valutato correttamente i rischi connessi «alle lavorazioni in quota» stabiliti da precise disposizioni contenute nel Piano operativo di sicurezza. E per questo, in seguito all’incidente sul lavoro di cui rimase vittima nel 2019 un operaio, la rappresentante legale della ditta “Biella pose s.a.s.” – che stava effettuando dei lavori in una struttura di Ardara – è finita a processo per lesioni colpose.

Secondo l’accusa l’imputata, difesa dall’avvocato Monica Malesa, non avrebbe «tenuto conto di tutti i rischi connessi all’attività di accesso in quota, transito sulle coperture e discesa al suolo». Presunte carenze che a detta della Procura avrebbero provocato la caduta dell’operaio da un’altezza di tre metri. L’uomo era infatti precipitato dal tetto nel quale stava montando dei pannelli in lamiera. Vivo per miracolo, il dipendente della ditta aveva riportato alcune fratture per le quali i medici gli avevano assegnato quaranta giorni di cure.

Nel processo che si sta celebrando davanti al giudice Sergio De Luca stanno però emergendo elementi che di fatto in qualche modo solleverebbero l’imputata da responsabilità. Lo stesso operaio, infatti, (che non si è costituito parte civile e che ancora oggi lavora per la medesima ditta) rispondendo alle domande dell’avvocato Malesa ha confermato di conoscere le procedure previste dai protocolli sulla sicurezza perché era stato addestrato e aveva frequentato specifici corsi di formazione.

Secondo la tesi difensiva, in sostanza, nessuna colpa può essere addebitata all’imputata dal momento che tutti i corsi venivano correttamente effettuati, in particolare quelli sui lavori in quota. L’operaio, quando era stato sentito dai tecnici dello Spresal, aveva raccontato di essersi diretto a un certo punto verso la gronda della copertura per salire sul cestello e spostarsi. Il cestello si trovava a circa un metro e mezzo, lui si era scollegato un attimo dall’avvolgitore (si era creato quindi uno spazio vuoto), all’improvviso aveva sentito una lamiera spostarsi e poi era precipitato nel vuoto. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 28 ottobre. (na.co.)

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