Incubo a Sassari: risse tra bande e agguati alle trans

Nella parte bassa della città vecchia scene degne di un film western  

SASSARI. La rissa furibonda tra due bande di extracomunitari che sabato notte si sono affrontate dandosele di santa ragione e sfoderando persino coltelli è soltanto la punta di un iceberg microcriminale che sta terrorizzando gli abitanti del centro storico. Nemmeno ventiquattro ore prima, sempre nel cuore della città, un branco composto verosimilmente da giovani italiani aveva preso di mira alcune transessuali sedute nei bar del Corso ed era finita come in un film western: bottigliate, inseguimenti, giovani mamme in fuga con in braccio i loro bambini, coppiette di adolescenti sotto choc in quella che doveva essere l’ultima serata d’estate per tirare tardi, turisti sconcertati. All’arrivo delle forze dell’ordine i protagonisti dei tafferugli si erano già dileguati in quel dedalo di vicoli caratteristico della città vecchia: stradine così strette da essere inaccessibili per volanti e gazzelle, viuzze dove sparire nel nulla è un gioco da ragazzi.

Dopo serate come queste i malviventi scompaiono e a restare è soltanto la paura dei tanti abitanti onesti che popolano il quartiere. Lo dimostra il fatto che in pochi sono disposti a parlare con i cronisti presentandosi con nome e cognome. Caterina all’inizio dell’anno si è trasferita in centro storico con la figlia. «Ho scelto di venire a vivere qui perché a Sassari è difficile trovare appartamenti a prezzi accettabili – dice con amarezza – ma sinceramente me ne sono pentita: ogni giorno ce n’è una, ormai dopo il tramonto io non esco più di casa. Non mi fido, siamo nel degrado totale. E pensare che questo potrebbe essere un rione bellissimo». Le fa eco Giorgio, un impiegato che da cinque anni vive in affitto in via Rosello. «Purtroppo con il tempo la situazione sta degenerando – racconta –, a me piace stare qui, tuttavia mi rendo contro che se invito amici a cena ho sempre il timore che quando poi vanno via possano imbattersi in qualche malintenzionato. Di sicuro una donna non si sente a suo agio a girare da sola di notte in queste strade». E ancora: «Siamo circondati da circoli e pseudo bar diventati il ritrovo quotidiano per individui sbraitanti e stonatissime cinture nere di karaoke – si sfoga un uomo che preferisce il totale anonimato –, da queste parti provare a dormire dopo mezzanotte è un’impresa. E purtroppo, anche a causa della conformazione delle stradine, i cantori e le urla sboccate si amplificano magicamente: se si tengono le finestre aperte per il caldo è come trovarseli accanto nel comodino».

Lucia, una donna sulla cinquantina, conferma: «Sono nata e cresciuta in centro storico, ma adesso è veramente un macello. La sera, ogni volta che mi affaccio alla finestra vedo qualcosa di brutto: da poco due tipi si sono affrontati con il coltello sporcando di sangue la mia macchina». Sbagliatissimo, però, attribuire tutte le colpe agli stranieri: «Nel citofono del mio palazzo il mio è l’unico cognome italiano – testimonia un altro residente – eppure i miei condomini sono tutte persone perbene. Anzi, loro oltre a essere come me vittime del degrado del quartiere, lo sono anche dei pregiudizi».

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