Aggressione in carcere ferito un agente a Bancali

SASSARI. Resta alta la tensione nel carcere sassarese di Bancali dove l’assenza di un direttore e di un comandante della polizia penitenziaria titolari, insieme alla carenza di organici, stanno...

SASSARI. Resta alta la tensione nel carcere sassarese di Bancali dove l’assenza di un direttore e di un comandante della polizia penitenziaria titolari, insieme alla carenza di organici, stanno determinando una situazione di particolare criticità. Specie se si prende anche in considerazione la mancanza di altre figure fondamentali in un istituto penitenziario di prima fascia.

Sabato sera - a poche ore dal tempestivo intervento di due poliziotte penitenziarie che hanno salvato la vita ad una detenuta che tentava il suicidio - c’è stata l’ennesima aggressione di un detenuto (l’uomo si era già reso responsabile di azioni simili nei confronti del personale del carcere) a un agente della polizia penitenziaria. L’agente è stato colpito con un pugno al volto e ha dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari che gli hanno assegnato 5 giorni di cure.

L’episodio è stato denunciato ieri da Antonio Cannas, delegato nazionale per la Sardegna del Sappe (il sindacato più rappresentativo a livello nazionale del personale in servizio nelle carceri).

«Il tempestivo intervento degli altri agenti in servizio ha permesso di bloccare, a fatica, il detenuto, mentre al poliziotto sono state assicurate le cure in infermeria. A lui va tutta la solidarietà e la vicinanza del Sappe, che gli augura un veloce rientro in servizio».

Durissimo il giudizio di Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Così non si può andare avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. Chi non è in grado di garantire l’incolumità a di chi lavora in carcere, farebbe bene a dimettersi. Le politiche penitenziarie non possono essere affidate ai garanti dei detenuti, senza che ci sia una attenzione primaria per la sicurezza delle strutture. Ormai siamo a livelli vergognosi. Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle istituzioni, dalla politica e soprattutto da ministero della Giustizia e dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Basta promesse, servono fatti».



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