«Addio Antonello, il calcio ha perso un uomo buono»

SASSARI. L’Ave Maria in sardo per salutare con le lacrime agli occhi un uomo buono, innamorato della sua famiglia e del gioco del calcio. È stata accolta con un fortissimo applauso sul sagrato della...

SASSARI. L’Ave Maria in sardo per salutare con le lacrime agli occhi un uomo buono, innamorato della sua famiglia e del gioco del calcio. È stata accolta con un fortissimo applauso sul sagrato della chiesa di Nostra Signora di Latte Dolce, ieri pomeriggio l’uscita della bara di Antonello Campus, l’allenatore di 53 anni, morto lunedì sera sul campo di calcio di Usini dopo aver diretto l’allenamento della squadra della juniores maschile dell’Usinese. In tantissimi in rappresentanza di decine di squadre del territorio si sono stretti intorno alla moglie Alessandra, al figlio Federico, la madre Rosina, il padre Bastiano e ai tanti parenti e amici ancora increduli per una tragedia che ha lasciato tutti senza parole.

In chiesa erano presenti i ragazzi che mister Antonello Campus stava preparando per la ripresa dei campionati dopo la lunga interruzione dovuta al covid e le ragazze della Torres femminile che due giorni fa lo avevano salutato con un post su Facebook. Troppo piccola la chiesa di Latte Dolce per contenere l’abbraccio di tutti. In tanti hanno atteso sul sagrato e al termine della funzione religiosa hanno tributato un applauso a un uomo che era riuscito a farsi apprezzare come tecnico e a farsi voler bene come persona in tutte le società con cui aveva collaborato. «Il calcio ha perso un uomo buono» ha commentato un amico dopo la funzione. Tipografo insieme al fratello Davide con cui avevano seguito le impronte del padre Bastiano, storico poligrafico della Nuova Sardegna, Antonello aveva giocato a calcio sin da bambino. E poi aveva iniziato a trasmettere la sua passione ai più giovani dalla panchina. Lunedì sera dopo l’ultimo allenamento il suo cuore si è fermato. «Romanticamente spero - ha scritto il cugino Simone Campus in un ricordo su Facebook - che andandotene ti abbia accompagnato l’odore dell’erba del campo che tanto ti faceva stare bene».

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